«La Famiglia è sottratta alla disponibilità dell’ordinamento giuridico. Lo Stato non può far altro che tutelarla e sostenerla»

15 maggio 2015 11:20 2 comments

INTERVENTO SULLA MOZIONE IN MERITO ALLA DIFESA DELLA FAMIGLIA NATURALE

Francesco PILONE – Capo Gruppo Democrazia Popolare

CONSIGLIO COMUNALE DI CAMPOBASSO – Seduta del 13 Maggio 2015

Signor Presidente del Consiglio, Signor Sindaco, Assessori, Colleghi Consiglieri, prima di introdurre la discussione in merito alla Mozione “Documento di indirizzo a difesa della famiglia naturale e volto a promuovere la celebrazione della Festa della Famiglia Naturale” oggi all’ordine del giorno, consentitemi un doveroso e sentito ringraziamento a tutti i firmatari. Mettere il proprio nome sotto una Mozione non significa solo consentirne il dibattito, ma aver colto profondamente l’importanza del suo contenuto, significa aver inteso affrontare l’argomento che per taluni si da per scontato e forse per altri si da per tabù.

Veniamo al dunque… Oggi, sempre più spesso, si sente parlare di “nuovi diritti”, nuove esigenze, nuovi stili di vita, nuovi diritti di “inclusione”… come se la famiglia naturale, istituzione che precede lo Stato, non avesse in se quella capacità proprio naturale che la fa continuare ad essere, giorno dopo giorno, nuova, innovativa, originale…. Diversamente sarebbe scomparsa!!!

Solo una istituzione come la famiglia, regalataci dalla natura, può ancora oggi esprimere “il nuovo”. Il tessuto connettivo della società, ciò che la mantiene legata, evitandone la frantumazione sono proprio le relazioni che nascono, si sviluppano e vivono in ciascuna delle nostre famiglie. La famiglia è fondata sull’amore, un legame che ha tutti i sapori. Autorità e ruoli, perché espressioni d’amore, sono riconosciuti naturalmente. Nella famiglia è spontaneo mettere tutto in comune, condividere ogni bene, avere un’unica cassa. Nella famiglia l’educazione avviene in modo spontaneo: pensiamo ai primi passi e alle prime parole del bambino. Si castiga e si perdona solo per il bene della persona. Il senso della giustizia è normale nella famiglia, così come sentirsi addosso la colpa e la vergogna dell’altro.

Soffrire, sacrificarsi per gli altri, portare i pesi gli uni degli altri è naturale.

E questo aspetto vorrei rimarcarlo: tutte le situazioni di difficoltà, di dolore, anche quel mistero di dolore e di amore, di rottura e di incontro rappresentato da scelte sessuali diverse dell’uno o dell’altro componente della famiglia, sempre hanno trovato e sempre troveranno nella famiglia, ripeto non senza difficoltà di fatto… rifugio, comprensione, aiuto, risposta.

Come la famiglia, così la società.

Sostenere la famiglia quindi, vuol dire e significare sostenere la società. La famiglia non è un’ideologia, infatti, essa costituisce ancor prima di un mero nucleo giuridico, sociale ed economico, una comunità di affetti e di solidarietà in grado di insegnare e trasmettere valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo sviluppo e il benessere dei propri membri e di quelli della società. Essa costituisce, inoltre, il luogo dove diverse generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente a crescere nella sapienza umana e ad armonizzare i diritti degli individui con le altre istanze della vita sociale.

In nostri padri costituenti avevano ben chiaro questo concetto. Lo aveva ben chiaro Togliatti. Lo aveva ben chiaro Nenni. Non solo De Gasperi ed i cattolici.

L’articolo 29 della Costituzione recita espressamente che: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio».

I diritti della famiglia. Sostantivo singolare e non plurale.

Il verbo “riconosce” riveste qui un significato fondamentale, oserei dire straordinario!

Vedete… lo Stato non “istituisce” la famiglia, lo Stato non “ufficializza” la famiglia…. Lo Stato si limita a “prendere atto” di un dato oggettivo di natura, di un qualcosa che già c’è e che c’è sempre stato, di un’istituzione che precede lo Stato medesimo, che viene prima della Stato. Un atteggiamento di grande onestà intellettuale. Un’altra considerazione merita il concetto di “società naturale” dove per società va inteso l’incipit iniziale di un rapporto di almeno a due (dal latino socius, compagno, amico…) mentre per naturale va inteso l’aspetto primordiale dell’individuo legato al suo istinto di sopravvivenza e al suo istinto riproduttivo che è proprio della persona. Ecco perché la mozione che stiamo discutendo, insieme al fatto di difendere questo principio sacrosanto, è chiamata a difendere la nostra Costituzione repubblicana.

La spinta e l’indirizzo che la Mozione intende realizzare, dunque, scaturisce proprio dall’articolo 29: essendo la famiglia un elemento pre-politico e pre-giuridico, sottratto alla disponibilità dell’ordinamento giuridico, non può che essere tutelata e sostenuta dalla società e dallo Stato anche secondo quanto sancito dall’art.16, comma III, della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948;

Non solo!!! E veniamo al nocciolo della questione!!! La famiglia va tutelata e sostenuta perché purtroppo oggi in tutta la Nazione, con il pretesto di combattere “inutili” stereotipi, si stanno moltiplicando i casi di aperta propaganda contro la famiglia naturale, soprattutto nel mondo scolastico attraverso una sottile diffusione di una teoria che sta prendendo in sordina sempre più piede…la cosiddetta teoria Gender!!!

Cito con sofferenza e rammarico il caso dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale), ufficio che dipende dal Dipartimento Pari Opportunità, il quale a sua volta fa capo al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che attraverso progetti cosiddetti di integrazione, con proiezioni di film e sitcom, diffusione di fiabe rivedute e corrette, mira, nei fatti, a destrutturare la famiglia naturale, impartendo già nei bambini, soggetti deboli e con la propria personalità in via di formazione, siffatti insegnamenti. Nell’opuscolo dell’UNAR, dedicato ai docenti, viene richiesto a chi insegna di “non usare analogie che facciano riferimento a una prospettiva etero normativa in quanto tale punto di vista, ad esempio, potrebbe assumersi nell’assunzione che un bambino da grande si innamorerà di una donna e la sposerà”.

Non solo! Sempre nell’opuscolo si dice come gli insegnanti, nell’elaborazione di compiti, debbano inventare situazioni che facciano riferimento a una varietà di strutture familiari ed espressioni di genere. Anche negli esempi più semplici, per dire, quelli di matematica, si fa riferimento ad una strutturazione non tradizionale: “Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?”.

Qualche mese fa un’iniziativa pedagogica pilota sostenuta dal Comune di Trieste ha ottenuto l’attenzione nazionale, e persino internazionale. Il progetto, dal titolo “il Gioco del Rispetto”, mira a minare gli stereotipi del maschile e del femminile, vedendoli come precursori di atteggiamenti di prevaricazione di genere.
L’idea è quella secondo la quale poiché l’opposizione tra identità di genere è il terreno dove crescono deprecabili meccanismi sociali, allora cerchiamo di attenuare o abolire tale opposizione.

Ma questa posizione suona valida quanto quella di chi proponesse come cura per la vecchiaia il suicidio giovanile. Se per far funzionare una società dobbiamo sopprimerne le differenze identitarie interne, ci aspettano all’orizzonte le tristi e fallimentari utopie di una società fondata sulla pura identità razziale, etnica, culturale, ecc.

Profondamente legato a questo aspetto didattico che sta iniziando a prendere piede in numerose scuole dell’infanzia ed elementari d’Italia è proprio il “Documento Standard per l’educazione sessuale in europa” che prevede, tra l’altro, per i bambini ricompresi nella fascia di età fra i 4 e i 6 anni, l’introduzione alla masturbazione infantile precoce, capacità di identificare i genitali nei dettagli e l’identità di genere, ovvero la scelta se essere maschietti o femminucce.

Una scheda ripresa proprio dal progetto sperimentale di Trieste dal titolo “Se io fossi te: un po’ diversi un po’ uguali, l’importante è che siamo pari” è funzionale affinchè ai bambini di 5/6 anni con esercizi fisici e rilassamento venga fatto notare che le sensazioni e le percezioni “sono uguali per i corpi dei maschi e per i corpi delle femmine”. Lo sdoganamento del gioco del dottore prende forma con “i bambini/e (che) possono esplorare i corpi dei loro compagni/e (utilizzare uno stetoscopio se si riesce a reperirlo), ascoltare il battito del cuore a vicenda…”. La descrizione del gioco aggiunge che “ovviamente i bambini/e possono riconoscere che ci sono delle differenze fisiche che li caratterizzano, in particolare nell’area genitale”. Per questo bisogna “nominare senza timore i genitali maschili e femminili”.

Sia ben chiaro: è sacrosanto, legittimo e giusto che nelle scuole si insegni a non discriminare le scelte sessuali di ciascuno, ma questo non deve in nessun modo implicare l’imposizione di un modello di società che prevede l’eliminazione delle naturali differenze tra i sessi.

La proposta di legge c.d. “Scalfarotto”, approvata alla Camera e in discussione attualmente al Senato, nell’originaria formulazione, parificava l’omofobia ai reati già condannati dalla legge Mancino (razzismo, antisemitismo, etc.). Una proposta di legge, questa, sull’eterofobia, che ripeto nell’originaria formunalazione (mi risulta che importanti emendamenti sono stati apportati al testo), comportava che chi, ad esempio, si dichiarava contrario al matrimonio fra persone dello stesso sesso veniva punito con un anno e 6 mesi di reclusione (che possono arrivare a 4 anni se il reato è svolto in forma associativa). Gli apparati dello Stato, inoltre, avevano l’obbligo di procedere d’ufficio anche se la persona ritenuta offesa dovesse ritirare la querela….La proposta è in discussione nel nostro Parlamento!

Comprenderete che queste, ed altre situazioni non citatevi per mancanza di tempo, prima come uomini, come cittadini, poi ancora come genitori, come amministratori della cosa pubblica ed infine, lo dico alla fine per chi come me, con tutti i limiti e peccati, ha una sua fede, e quindi come credente… devono non solo porci degli interrogativi ma devono obbligatoriamente invitarci a dare necessariamente delle risposte che non possono essere quelle del gioco del nascondino o della mosca cieca… ma devono caricarci di responsabilità e prese di coscienza essenzialmente laiche, lo ribadisco, prima che confessionali.

Cosa si chiede con la mozione, per essere chiari e contemporaneamente non essere fraintesi, ribadendo il fatto che si tratti di una mozione che non è contro nessuno ma anzi a favore di una precisa idea di fondo che non è affatto esclusiva…ma inclusiva di significati, valori, affetti, sentimenti.

1. Che il Consiglio si esprima per dichiarare la propria opposizione a qualunque tentativo di introdurre nell’ordinamento giuridico disposizioni normative tali da alterare la stessa struttura della famiglia, comprimere i diritti dei genitori all’educazione dei propri figli, ignorare l’interesse superiore dei minori a vivere, crescere e svilupparsi all’interno di una famiglia naturale;

2. Che si impegni la Giunta a chiedere al Governo centrale la non applicazione del Documento Standard per l’educazione sessuale in Europa, redatto dall’Ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

3. Che si impegni la Giunta ad individuare una data per la celebrazione della “Festa della Famiglia Naturale”, fondata sull’unione fra uomo e donna, promuovendone sia direttamente che indirettamente, attraverso scuole, associazioni e comitati, la valorizzazione dei principi culturali, educativi e sociali;
Mi piacerebbe chiudere questo mio intervento con una frase tratta dall’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II del 22 Novembre 1981: “la promozione di un’autentica e matura comunione di persone nella famiglia diventa prima e insostituibile scuola di socialità, esempio e stimolo per i più ampi rapporti comunitari all’insegna del rispetto, della giustizia, del dialogo, dell’amore”.

Viva la libertà di ciascuno di voi nell’esprimersi oggi… Viva la FAMIGLIA!

Grazie.

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