Educazione all’affettività e sessualità a scuola: nasce il Progetto “RispettiAMOci”

4 giugno 2015 03:17 2 comments

Di Anna Fusina

12 febbraio 2015

vitanascente.blogspot.it

Il Forum delle Associazioni Familiari dell’Umbria ha lanciato il Progetto “RispettiAMOci”, rivolto alle scuole di ogni ordine e grado per un’educazione all’affettività e sessualità basata sul rispetto e sull’approccio integrale alla persona.

Ne parliamo con il Presidente del Forum, Dott. Ernesto Rossi.

Dott. Rossi, come e quando è nato il vostro progetto?

L’idea parte da una riunione della Commissione scuola del Forum delle Associazioni Familiari dell’Umbria, formata dai professionisti e volontari delle associazioni impegnate sulle tematiche di scuola e relazionalità, che si è tenuta nell’aprile dello scorso anno e ha prodotto un lavoro di sei mesi conclusosi a ottobre, anche se occorre dire che RispettiAMOci è un laboratorio in continua evoluzione. La tematica era stata sollecitata dalle numerosissime segnalazioni e richieste di attenzione ai corsi sull’educazione all’affettività che molti genitori e studenti sentivano inadeguati. «Mi sono sentita a disagio», mi ricordo che in una circostanza una studentessa ha usato esattamente questo termine; testimonianze di questo tipo ne ho sentite molte. Abbiamo capito che alla fonte c’era una richiesta molto profonda di riempire un vuoto educativo, e che un certo approccio improntato al lato tecnico e sociologico, sia alla sessualità, sia alle relazioni affettive, fosse riduttivo e risultasse distante e impersonale; talvolta particolarmente assertivo nel somministrare ricette di vita che non tenevano in conto le sensibilità di ciascuno.

Quando abbiamo indagato, l’impressione che spesso abbiamo avuto al riguardo è stata effettivamente quella di un disagio strisciante sia tra gli studenti che tra molti insegnanti. Una ricerca dell’Università di Bari, segnalataci dal Forum nazionale, ha sottolineato tutta una serie di aspetti positivi e negativi di questi processi e progetti educativi, sicché abbiamo tentato di esprimere una proposta che si ispirasse ai modelli e alle ricerche più attuali, con un approccio integrale della persona. Abbiamo voluto riportare tutte queste cose a una dimensione umanistica che fosse quanto più ricca possibile.

In questo senso, le Raccomandazioni europee e dell’OMS da cui tutti questi corsi prendono spunto, parlano di dimensione “olistica” dell’educazione, ma a ben guardare in molte proposte l’aspetto olistico è applicato alla sola lettura scientifica della questione affettiva/sessuale, sottovalutando ed escludendo in maniera quasi puerile tutta la dimensione umanistica e culturale che forma la coscienza di ciascuno. In questo senso, studi che di per sé sarebbero molto interessanti, soprattutto nella dimensione sociologica, a mio modo di vedere presentano una lettura di fondo povera, unidimensionale, uno scheletro fragile su cui tutto il resto non si sorregge in modo pieno e florido, e di fatto, poi molti progetti mostrano di non far breccia tra la popolazione studentesca e familiare, al punto da doverne dare continua propulsione attraverso iniziative di politiche amministrative specificamente studiate. Questo è segno della volontà politica di spingere in una determinata direzione, con la tendenza a prediligere la visione di certi specifici organismi, e però, proprio perché tali spinte sono di natura politica, sono vulnerabili a visioni di parte e dunque a veicolare messaggi ideologicamente orientati, cosa che abbiamo spesso denunciato essere grave e inopportuna, perché i figli sono di tutti e devono essere salvaguardati da pressioni ideologiche e politiche.

“RispettiAMOci”: perché avete dato questo nome al vostro Progetto?

Si fa un gran parlare di bullismo, omofobia, parità, identità, tutte parole che devono suggerire l’esigenza di incontrarsi su un piano di riconoscimento reciproco, e certamente dovrebbe sempre essere così; tutti dobbiamo cercare di andare in quella direzione ogni giorno. Eppure, non si può parlare di questi vocaboli soltanto se li si guarda da una sola direzione, dall’idea di una libertà fine a se stessa, avulsa da ogni confine di rispetto per l’altro, come se nelle questioni della vita delle persone si fosse obbligati ad annullare il proprio criterio di giudizio, la propria coscienza, la dimensione morale, etica, religiosa, culturale, il proprio vissuto; ciò in ossequio a una ricetta sociale somministrata a tutti forzatamente allo stesso modo. Non funziona così; la panacea per tutti i mali non esiste, specialmente quando una proposta è priva della condivisione dialogata, perché questo porta esattamente nella direzione opposta, cioè a imporre agli altri quello che si crede giusto per se stessi. La realtà della vita, delle persone e delle scelte personali è infinitamente sfaccettata, richiede enorme rispetto, molto più di quanto chi usa quelle parole come una bandiera si illude di praticare.

In questo senso, quando pure enunciamo tutti quei termini citati all’inizio, che nelle intenzioni vorrebbero dire tante cose buone, senza un vero approccio integrale alla persona non riusciamo a raggiungere l’ideale ambìto. Per questo nel nostro piccolo abbiamo pensato che il termine «rispetto» dovesse essere abbracciato nella sua forma più autentica di amore verso l’essenza umana di tutti, nessuno escluso; poi, dal rispetto a RispettiAMOci il passo è stato nelle cose.

L’azione educativa della scuola nell’ambito dell’educazione all’affettività dovrebbe al minimo essere informata a due principi: il principio di sussidiarietà (il diritto-dovere dei genitori di educare è insostituibile) e il principio di subordinazione (l’intervento della scuola deve essere soggetto al controllo da parte dei genitori)…

Questo dovrebbe essere il principio che regola la nostra scuola. Dico dovrebbe, perché, come tante cose scritte bene nelle nostre leggi, l’applicazione pratica trova spesso difetto. Per fortuna non tutti i progetti sono discutibili, sono però troppi i progetti che giungono ai ragazzi senza che i genitori ne sappiano nulla. Certamente le procedure burocratiche spesso sono farraginose, talvolta è difficile procedere a una comunicazione pratica, ma è innegabile che la casistica esprima numeri che devono far riflettere; e visto che sta aumentando ogni giorno di più l’insoddisfazione per come certe procedure sono ordinariamente condotte, la prima azione che dovrebbero svolgere la scuola e i promotori dei corsi, sarebbe quella di un pieno e attivo coinvolgimento dei genitori. Dico attivo, nel senso che non si può pensare di aver sbrigato l’obbligo informativo con una semplice circolare su un sito internet, o su un POF vagabondo in una segreteria. Ci deve essere una volontà attiva e agita di coinvolgimento dei genitori nella vita scolastica dei figli da parte degli operatori scolastici.

Non di meno i genitori devono rendersi conto che l’educazione dei figli non può essere una cambiale in bianco delegata o scaricata sulla scuola. Anche i genitori devono svolgere una funzione educativa attiva in questo senso. Ciò è il fulcro e l’essenza del patto di corresponsabilità educativa, cioè dell’alleanza educativa tra scuola e famiglia per far sì che i nostri figli siano costruttori saggi e responsabili della società del futuro che noi tutti sogniamo.

Per chi è pensato “RispettiAMOci”?

Abbiamo pensato “RispettiAMOci” con un criterio modulare, adatto a bambine e bambini, ragazze e ragazzi di tutte le scuole di ogni ordine e grado, quindi a partire dalle scuole materne fino alle superiori, con un criterio di applicazione locale e regionale. Inoltre esiste il progetto “Rispettiamoci+” (con il suffisso più), con una struttura più articolata che poggia su una rete di cinque regioni che sono: Lazio, Abruzzo, Umbria, Lombardia e Sardegna; ha una dimensione e un coordinamento nazionale, ed è anche più articolato ed elaborato. Ciononostante i principi educativi rimangono gli stessi.

Quali obiettivi si prefigge il vostro Progetto?

In parte l’abbiamo già detto, ma mi preme sottolineare che un obiettivo che ci sta a cuore è far capire ai bambini e alle bambine, e alle ragazze e ai ragazzi, quanto loro stessi siano preziosi come persone, e quanta dignità e rispetto ciascuno di noi merita di dare e ricevere.

Quali tematiche vengono affrontate durante lo svolgimento del Progetto?

Questa risposta esigerebbe un discorso molto ampio e una risposta anche tecnica, ma a voler essere didascalici, a seconda dell’età dei ragazzi vengono affrontati in maniera più o meno articolata gli argomenti della crescita, della personalità e della persona, dei sentimenti e dell’amore, della relazione e dell’affetto, dello sviluppo biologico e psicologico, dell’identità del sé; del rispetto di ogni persona; del dialogo tra ragazzi e con gli adulti. Vengono affrontati gli aspetti della sessualità e della conoscenza e consapevolezza del proprio corpo. Il tutto sempre rapportato al concetto integrale di persona e dell’importanza e delicatezza delle relazioni, della comunicazione con il prossimo, sia duale che in famiglia o nel gruppo sociale, sia attraverso i numerosi mezzi di comunicazione oggi disponibili.

All’interno dei temi affrontati vi è anche la cultura del rispetto…

Sì, questo è strutturale in “RispettiAMOci.” In particolare vorremmo riuscire a suscitare negli alunni il desiderio di dotarsi degli strumenti critici per essere in grado di ragionare e decidere con la propria testa, avere fiducia in loro stessi e di quante cose buone e preziose sono in loro.

Negli ultimi mesi si è avuta notizia che sono stati proposti in alcune scuole dei progetti che presentavano come obiettivi l’educazione alle differenze e la lotta al bullismo, ma che in realtà promuovevano l’ideologia gender, spesso ad insaputa dei genitori…

Sta capitando che molti progetti dai contenuti insondabili arrivino fino agli studenti. In certi casi i Comitati di genitori riferiscono di approvazioni di cui mai sono venuti a conoscenza neanche nei Consigli d’Istituto, e questo è davvero grave, tant’è che mi hanno confidato che si stanno valutando eventuali interventi disciplinari. Proprio per questa ragione e per riportare un po’ di ordine e rispetto delle procedure non solo formale ma sostanziale nei confronti delle famiglie, è stato naturale aderire alla petizione di ProVita per fermare la deriva gender nelle scuole. Sulla questione del gender c’è una gran confusione e una disinformazione ingiustificabile. Si parla di introdurre nuovi paradigmi educativi, nuove visioni sociali e nuovi modelli culturali che non possono essere buttati là nel mezzo, tra i minorenni anche molto piccoli, senza aver minimamente allargato e aperto onestamente un dibattito con la popolazione tutta. Ciò che mi sembra poco serio è far credere che questi modelli culturali siano una normale operazione educativa. Questo non è affatto vero, troppe volte sono promossi con l’intenzione di veicolare un preciso modello sociale e culturale completamente diverso dal modello educativo delle famiglie di origine, e questo in realtà non fa che introdurre un nuovo tipo di stereotipo, una contraddizione nei termini. Rispetto a questo “RispettiAMOci” ha un afflato di libertà estremamente più ampio e un approccio molto onesto.

A chi si può rivolgere chi volesse avere ulteriori informazioni sul vostro Progetto?

Data la grande richiesta di partecipazione, RispettiAMOci per ora non può essere avviato in altre regioni. Stiamo provvedendo a organizzare un corso per formatori che intendono portare RispettiAMOci presso le loro realtà di riferimento. Al più presto vi forniremo le date. Grazie intanto a tutti quelli che hanno apprezzato la nostra proposta.

Per informazioni: 320/0699989 – info@forumfamiglieumbria.org

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