Sinodo. La battaglia di Germania

4 giugno 2015 03:46 4 comments

I vescovi tedeschi si battono per aprire la strada a divorzio e omosessualità. Ma sei di loro si sono dissociati. E un giurista critica a fondo in un libro le tesi del cardinale Kasper. “È una crisi di fede”, commenta il cardinale africano Sarah

Di Sandro Magister

chiesa.espresso.repubblica.it

ROMA, 29 maggio 2015 – In coincidenza temporale perfetta, proprio mentre quattro giorni fa in Vaticano il consiglio e la segreteria generale del sinodo dei vescovi preparavano con papa Francesco la prossima sessione dell’assise, nello stesso giorno, nella non lontana Pontificia Università Gregoriana, i presidenti delle conferenze episcopali di Germania, Francia e Svizzera e una cinquantina di vescovi, teologi ed esperti di questi tre paesi, in testa il cardinale Reinhard Marx, discutevano a porte chiuse su come far passare in sinodo le loro tesi riformiste sui due punti più controversi: il divorzio e l’omosessualità.
Germania, Francia e Svizzera si affacciano sul fiume Reno. Ma i convenuti alla Gregoriana sanno bene che la vera partita si gioca sulle sponde del Tevere, a Roma. La loro ambizione è di essere anche questa volta, come già nel Concilio Vaticano II, la corrente vincente del rinnovamento della Chiesa universale, il Reno che invade con le sue acque il Tevere.

Al termine della riunione, i tedeschi hanno diffuso un comunicato nel quale dicono di aver “riflettuto in particolare sulla sessualità come linguaggio dell’amore e dono prezioso di Dio, in dialogo intenso tra la teologia morale tradizionale e i migliori contributi dell’antropologia contemporanea e delle scienze umane”.

Ma più del comunicato è interessante ciò che i convenuti si sono detti per davvero, stando al resoconto autorizzato che ne ha fatto il 26 maggio “la Repubblica”, l’unico giornale italiano ammesso all’incontro e per combinazione anche l’unico giornale letto da papa Francesco, a detta sua:

«Un sacerdote e docente parla senza indugi di “carezze, baci, coito nel senso del venire insieme, co-ire”, come pure di “quel che accompagna le luci e le ombre non coscienti delle pulsioni e del desiderio”. Un suo collega: “L’importanza dello stimolo sessuale rappresenta la base per un rapporto duraturo”. Si cita Freud. Viene richiamato Fromm. “La mancanza della sessualità – si aggiunge – può accomunarsi alla fame, alla sete. La domanda che la caratterizza è: Hai voglia di fare sesso? Ma questo non significa desiderare l’altro, se l’altro non vuole. La domanda dovrebbe essere: Tu mi desideri? Ecco allora come il desiderio sessuale dell’altro può unirsi all’amore”».

L’episcopato di Germania è la punta più avanzata e combattiva di questo fronte riformista.

L’ultimo suo pronunciamento ufficiale – diffuso in più lingue ai primi di maggio – è stata la risposta al questionario diramato da Roma in vista della prossima sessione del sinodo.

Dalla quale si ricava che in Germania già si mette ampiamente in pratica ciò che il magistero della Chiesa vieta e il sinodo dovrebbe ancora discutere. E cioè la comunione ai divorziati risposati, l’ammissione delle seconde nozze, l’approvazione delle unioni omosessuali.

Pochi giorni dopo, il 9 maggio, lo Zentralkomitee der Deutschen Katholiken, la storica associazione del laicato cattolico tedesco, ha emesso una dichiarazione ancora più spinta, reclamando la benedizione liturgica per le seconde nozze tra divorziati e per le unioni tra persone dello stesso sesso, oltre che l’abbandono in blocco dell’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione.

Ma attenzione. Questo non significa che tutta la Chiesa tedesca concordi su queste posizioni. Tutt’altro. Sia tra i vescovi sia tra i laici più autorevoli le voci contrarie non mancano. E in questi ultimi giorni si sono fatte vigorosamente sentire.

Il vescovo di Passau, Stefan Oster, salesiano, nominato da papa Francesco nell’aprile del 2014, ha contestato punto per punto la dichiarazione dello Zentralkomitee der Deutschen Katholiken in un tagliente intervento sulla sua pagina Facebook.

E ha prontamente ricevuto l’adesione pubblica di altri cinque vescovi: Rudolf Voderholzer di Ratisbona, Konrad Zdarsa di Augsburg, Gregor M. Hanke di Eichstätt, Wolfgang Ipolt di Görlitz, Friedhelm Hofmann di Würzburg.

È interessante notare che tra questi cinque vescovi c’è quello di Würzburg, la città nella quale lo Zentralkomitee der Deutschen Katholiken si è riunito ed ha emesso la sua dichiarazione col silenzio/assenso della guida spirituale del comitato, il vescovo Gebhard Fürst di Rottenburg-Stoccarda, la diocesi che negli anni Novanta ebbe Walter Kasper come titolare.

Ed è ancor più interessante rilevare che i vescovi citati, tranne quello di Görlitz, appartengono tutti alla regione ecclesiastica della Baviera, col risultato di mettere in minoranza (5 su 8) il cardinale Marx, arcivescovo di Monaco, proprio in questa sua regione e proprio sulle questioni sulle quali egli è più impegnato.

Ma c’è di più. Anche nel laicato di Germania vi sono forti personalità che cantano fuori dal coro.

Ha fatto colpo ai primi di maggio la severità con cui Robert Spaemann, considerato uno dei massimi filosofi cattolici viventi, amico di lunga data di Joseph Ratzinger, ha criticato non solo l’episcopato tedesco ma lo stesso governo di papa Francesco, in quanto “autocratico” e “caotico” nello stesso tempo.

Spaemann ha esposto le sue critiche in un colloquio con Hans Joas per “Herder Korrespondenz”, la rivista della casa editrice dell’opera omnia di Benedetto XVI.

In questi giorni, inoltre, è uscito contemporaneamente in Germania e in Italia un libro di un giurista e magistrato tedesco che è una confutazione radicale, teorica e pratica, delle tesi del cardinale Kasper sulla comunione ai divorziati risposati.

L’autore, Rainer Beckmann, 54 anni, è giudice a Würzburg. È stato dal 2000 al 2005 esperto ufficiale nel parlamento federale tedesco delle commissioni su diritto ed etica nella medicina. Ha pubblicato saggi scientifici su aborto, tecniche riproduttive, morte cerebrale ed eutanasia. È vicepresidente di un’associazione di giuristi per il diritto alla vita e dirige la rivista “Zeitschrift für Lebensrecht”. Insegna nell’università di Heidelberg.

Ma come scrive il cardinale tedesco Cordes nella prefazione del libro, Beckmann, padre di quattro figli, è anche “un credente che ha vissuto di persona il dolore di una relazione fallita, e tuttavia dopo il divorzio non ha intrapreso un’altra relazione: vuole mantenere fede alla sua promessa di fedeltà… finché morte non vi separi”. E proprio per questo “la sua è una testimonianza ormai impellente sul piano pastorale, realistica sul piano fattuale e ottemperante alle Sacre Scritture”.

Nel finale del libro, Beckmann sottolinea che papa Francesco, “nelle dichiarazioni a noi note”, mai una volta si è discostato dalla dottrina tradizionale della Chiesa. Mentre al contrario “la soluzione proposta dal cardinale Kasper mina alle fondamenta non soltanto il sacramento del matrimonio, ma anche quelli della penitenza e dell’eucaristia”.

E conclude:

“Se vogliamo trasmettere la fede, le nostre azioni devono corrispondere alle nostre parole. Chi non vive ciò che insegna non è credibile. Né è credibile chi non mantiene ciò che ha promesso. Chi promette amore fino alla morte, deve rimanere fedele fino alla morte. È questo il cammino sul quale Gesù ci ha preceduto”.

Sono tesi di una radicalità non dissimile da quella espressa in questi stessi giorni da un autorevolissimo esponente della giovane Chiesa africana: il cardinale guineano Robert Sarah, nominato nel 2014 da papa Francesco prefetto della congregazione per il culto divino.

Nel presentare il 22 maggio una collana di libri preparatori al sinodo, curati dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia ed editi in Italia da Cantagalli, anche Sarah ha insistito sulla credibilità della testimonianza:

“Solo con la chiarezza si può essere davvero testimoni, in un mondo che non sopporta più il Vangelo. La fede è il vero nucleo delle difficoltà della Chiesa”.

E ancora:

“Se l’eucarestia è solo un pasto, possiamo anche dare la comunione ai divorziati che contraddicono l’alleanza. Ma se un vescovo, un cardinale non vede ciò che l’eucarestia è, cioè il corpo di Cristo, e prende questa eucarestia come un pasto da cui nessuno deve essere escluso, perdiamo veramente il cuore del mistero”.

Un resoconto più ampio delle parole dette da Sarah il 22 maggio:

> Il cardinale Sarah: “La fede o niente”

E un ritratto del personaggio, con brani del suo libro “Dieu ou rien” presto edito anche in italiano, inglese e spagnolo:

> Un papa dall’Africa nera.

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