Ogni albero si riconosce dal suo frutto. Idoli contemporanei: non c’è motivo di temere!

10 giugno 2015 11:47 2 comments

Riflessione d’approfondimento della Dott.ssa Ylenia Fiorenza, Presidente Centro Culturale Internazionale “Joseph Ratzinger”

9 giugno 2015

Sul fronte dell’attualità, c’è un deserto spirituale che spinge. Ma ad arginarlo ci sono loro, i giusti che regnano con Cristo in questo mondo, che comunque è in cerca di se stesso.

Dio si rinnega, quando non Lo si conosce. Dio si dimentica, quando non Lo si ama. Dio si offende, quando non Lo si ascolta.

Chi crede in Dio, invece, non rimane turbato di fronte alle teorie insane che continua a seminare senza stanchezza il Nemico dell’uomo.

L’essere saldi però è la nostra forza. Il restare avvinghiati all’insegnamento del Maestro, la nostra serenità.

Ogni famiglia che si ricorda delle Parole di Colui che ebbe una famiglia, che fu cresciuto, educato, amato da una famiglia comune, vissuta a Nazareth, così speciale per la missione svolta nella storia dell’Umanità, non ha nulla da temere, ma tanto da donare e testimoniare.

Può scagliarsi, di fatto, contro il valore della famiglia ogni sorta di follia ideologica, dalla teoria gender al pressante rigurgito contro natura, causato da ferite mai confessate né consolate, ma la famiglia non verrà mai meno.

La loro fede può essere provata, ma mai sbaragliata. Con san Paolo potremmo dire a questo punto: “Chi mai potrà separarci dal potere trinitario di cui la famiglia è sigillo visibile nel mondo?!”.
I venti delle ideologie contemporanee esistono quanto più li temiamo e ci facciamo sedurre dal loro apparente potere, soprattutto di linguaggio e comunicazione. Spuntano come culture “nuove” che minacciano il cammino dei viandanti di Cristo. A volte, cagionano paura, smarrimento, prostrazione. Ma di “nuovo” in essi, in verità, non c’è niente. Non hanno fondamento, né consistenza. Non hanno profezia. Cercano solo di portare a termine il comando stropicciato del Nemico: “Distruggere” ciò che Dio invece ha donato con amore e bellezza, creando tra Lui stesso e l’uomo l’appartenenza, l’alleanza, la partecipazione alle sue magnificenze.

Dietro ogni dittatura c’è sempre lo stesso fine: spezzare con ogni mezzo il legame tra la creatura e il Creatore.

Ecco perché ogni albero si può conoscere solo in base ai frutti che esso produce da se stesso. Bisogna sì predicarlo dai tetti, a gran voce, con tutto il coraggio dei figli di Dio, di coloro che difendono la loro somiglianza con Lui. Perché, il modo per contrastare l’impeto del Nemico, facendogli esaurire tutte le tentazioni, è far risplendere all’esterno la luce che la fede in noi irradia in abbondanza, nella nostra coscienza assetata di valori, della legge di Dio. Il Tentatore ci può portare, come ha fatto con Gesù, nel deserto, sul monte più ripido e pericoloso, e lì stremarci con insidie oscure, con assalti estremi. Ma tanto più forte è la tentazione, tanto più ci stringeremo al Nostro Liberatore che lo ha sconfitto. Il Nemico può perseguitarci, ma mai averci. Può esporci al pane del successo, del potere, della perversione, ma la dignità è più importante del compromesso con le sue menzogne. Perché noi ben conosciamo che senza il pane sacramentale tutto si spegne e finisce.

La felicità dell’uomo consiste, infatti, nel vedere che il cielo si china ancora a baciare la terra, che la grandezza di Dio invita a nozze la nostra piccolezza, in quel miracolo che induce Dio stesso a dimostrare all’uomo che ha bisogno della sua fiducia per compiere meraviglie e spazzare via gli abissi della mondanità.

La purezza resta il racconto dell’amore di Dio in noi.

Volgendosi a Dio, l’uomo non si lascerà contaminare da ciò che è morte e caos.

Gli idoli appaiono sempre vincenti nella loro mostruosità. Terrificanti nelle loro prescrizioni. E le loro manipolazioni con dottrine fallaci si dimostrano dominatori sulla cultura odierna. Ma l’opera della Redenzione è in corso. E il cuore dell’Umanità con Cristo è stato accolto nella dimensione di predilezione.

L’idolatria può avere vantaggio sulla struttura culturale ed economica solo nel momento in cui i vedenti si lasceranno accecare. Perché chi vede non accetterà mai di farsi guidare da un cieco.

Qui entra in gioco la capacità di discernere, di capire che il gender poggia sulla contrapposizione antica “io-Dio”. La bandiera sventolata da detta teoria è sgualcita, non è nuova. Quante volte l’abbiamo vista sventolare lungo i secoli, cambiando colori, forme, dimensioni, nomi. La bandiera del travisamento è rattoppo del vecchio vestito della disobbedienza, della ribellione contro Dio, che, benché camuffato, resta sempre confermato nel suo intento. Confondere pertanto coloro che sono della luce, della pace, della giustizia, della verità. Impossessarsi del cuore dell’uomo perché Dio ne resti fuori.

Privare, cioè, il cuore umano della sua identità, delle sue radici, della sua genesi, della Via. Ma sferrare questo ennesimo attacco è possibile, usando adesione a Dio. Sanare, mai giudicare.

A motivo della sua superbia il Nemico fa credere che la miseria umana vale più della potenza divina, che tiranneggiare contro la vita e la famiglia porterà all’assurda conquista del mondo. Ma, non temiamo! Poiché, visto il fallimento del superuomo, il sottouomo avrà lo stesso destino. Esultiamo nel credere piuttosto che il Dio della Promessa continua a rovesciare il trono di coloro che si esaltano, finché ci saranno umili da esaltare e porre al di sopra dei superbi resi sgabello muto e inerme.

Chi si crede grande senza Dio, è un grande perdente.

Chi sta a disposizione di Dio, è già vincente!

Quando la libertà cerca di assolutizzarsi, sul cuore dell’uomo non riposa più l’occhio di Dio, ma il macigno del disordine. Il passaggio al nuovo cielo con la nuova terra è un passaggio aperto che esige il coraggio del regno di Dio nella propria vita.

Nel corso di questo decennio sull’Educazione, la Chiesa è per questo presenza di quella Sapienza che può illuminare il limite della creatura. Soprattutto dinanzi alla selva oscura che cerca di negare ciò che la grazia opera dall’interno della natura.

Una libertà che si lascia purificare dalla liberazione raggiunge il vertice dell’assimilazione nella Verità.

Non ci può essere, infatti, libertà se essa non nasce e non risorge dalla liberazione che solo la Verità può darle.

“Con la misura con cui liberate, sarete liberati”.

La forma non potrà mai negare o contraddire all’essenza del frutto.

“Non si raccoglieranno mai fichi dalle spine, né si vendemmierà uva da un rovo” (cfr Lc. 6,44), perché chi nasce “creatura” resta di quella natura. Certo, può impedirsi di viversi come tale e affezionarsi a ciò che non è né sarà mai. Ma di certo, non morirà mai come “genere”, ma come persona. Non temiamo! Avanziamo per fede e per speranza nel via tracciata dall’Amore salvifico.

Libertà è veramente riuscire a ritrovarsi come parte di un tutto che arde di armonia, di senso, di splendore. Frammenti che già contengono il segreto dell’Unico, diffuso in ciò che è, perché voluto, amato e per questo creato, da dove ogni cosa esistente procede per ritrovarsi chiamata per nome da Colui che ha reso la sua creatura capace di eternità, facendola poco meno degli angeli.

Nulla teme chi sta dinanzi a Dio come bisognoso di Amore. Chi non raccoglie con Lui, disperde la propria dignità, il proprio tempo, la propria felicità, la vera libertà di essere. E’ come sepolcro che non si vede, ma su cui gli altri passano sopra senza saperlo, perché votato alla morte, mentre Dio nelle sue mani aveva consegnato il tesoro prezioso della vita.

Decidersi per l’uomo o contro l’uomo. Questo conta ora!

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