Perché io, ciellino, ero in piazza per dire “No Gender”. Parla Amicone

23 giugno 2015 07:26 1 comment

Di Giovanni Bucchi

22 giugno 2015

formiche.net

Dopo l’evento di sabato scorso a Roma, parla il direttore del settimanale Tempi che ha aderito all’iniziativa pro famiglia naturale e che su Galantino e Carron dice che… “Adesso occorre dare continuità a quella piazza per rilanciare la sfida culturale in difesa dell’uomo”. Parola di Luigi Amicone, direttore del settimanale Tempi, presente due giorni fa a Roma alla manifestazione “Difendiamo i nostri figli” in una gremitissima piazza San Giovanni in Laterano.

Cinquantotto anni, ciellino milanese, convinto sostenitore della battaglia contro la teoria gender, Amicone ha schierato la sua rivista in favore dell’evento di sabato annunciandolo nell’ultimo numero in edicola con una scoppiettante intervista all’arcivescovo di Bologna, cardinale Carlo Caffarra.

La (subdola) strategia: negare la teoria gender

“In quella piazza c’erano persone informate, che non vogliono essere prese per il naso ed esprimono apertamente un dissenso fondato su ragioni molto forti”, spiega Amicone a Formiche.net. Per lui, come ci tiene a sottolineare, a Roma era presente “una parte dell’Italia laica che esamina i problemi insiti in una proposta culturale fantasiosa e negativa per la crescita dei bambini, come la teoria del gender i cui principali sostenitori arrivano addirittura a negarne l’esistenza”.

E questo “per seguire una strategia comunicativa tipicamente ideologica e pure un po’ subdola, fondata sullo sfruttamento di elementi emotivi per tenere l’opinione pubblica lontana dall’esame dei contenuti”.

La rappresentanza politica e l’influenza di Obama

Che siano stati un milione, come hanno entusiasticamente annunciato gli organizzatori, o anche solo la metà, poco importa. “Si è messa in piedi in pochi giorni una manifestazione nata dal basso, dove nessuno aveva i pullman pagati dagli organizzatori”, fa notare Amicone. In piazza si sono visti anche alcuni esponenti politici, per lo più di Area Popolare.

Ma la sproporzione tra quel popolo e una classe politica incapace di rappresentarlo appieno si è resa evidente. “Non servono soltanto i cattolici pronti a problematizzare il tema del gender e la difesa dell’istituto matrimoniale tra uomo e donna – spiega Amicone –, occorre anche un ampio fronte del libero pensiero”.

Tuttavia, “le difficoltà sono di ordine politico internazionale”, in particolare a causa della “amministrazione Obama che da anni esplicita come missione nel mondo la linea culturale del supposto egualitarismo e della mancata distinzione nei sessi”. In questa strategia sono da tempo “coinvolti gli ambasciatori e i diplomatici”. La politica italiana “viene messa a dura prova dal messianesimo statunitense, mentre i militanti delle associazioni Lgbt si sentono molto supportati”.

Prudenza verso la CEI

Il fondatore del Cammino neocatecumenale, Kiko Arguello, dal palco è andato poco per il sottile, lanciando una stoccata a monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei. Amicone è più prudente, anzi sottolinea come “è stato proprio il Papa, autorità che bisogna seguire, a dire ai vescovi di non fare i piloti e lasciare ampio margine ai laici. La Cei quindi – continua – non formalizzando nessuna adesione all’iniziativa ha garantito maggiore liberà e inattaccabilità alla manifestazione”. Secondo il direttore di Tempi, “così facendo la Cei ha evitato le strumentalizzazioni di chi avrebbe protestato contro una Chiesa che interferisce con lo Stato.

Non dimentichiamo poi i tanti vescovi che hanno fatto sentire la loro voce in favore della manifestazione, sia tra i presunti conservatori che tra i presunti progressisti”.

La scelta di CL

Da storico militante ciellino, Amicone sottolinea come “i nostri responsabili del Movimento hanno fatto una valutazione in merito alla non opportunità di appoggiare questo evento. Io sono un ciellino e invece ho ritenuto, nella mia libertà di laico, di fare una valutazione diversa; nessuno mi ha sgridato, non sono stato ammonito”.

Don Julian Carròn, presidente della Fraternità di Cl, in un recente intervento si è detto convinto che manifestazioni come questa siano “poco efficaci”, facendo un parallelismo con quanto da lui vissuto in prima persona in Spagna. “Carròn ritiene che, siccome la secolarizzazione è ormai dentro le vene dell’Occidente, davanti a un potere inarrestabile che fa crollare anche le evidenze più elementari occorra proporre una testimonianza cristiana che nel tempo, attraverso il fascino di uomini nuovi, cambierà il mondo”, sintetizza il direttore di Tempi.

Il quale si dice d’accordo con questa analisi, aggiungendo però che “sull’esempio dei dissidenti sovietici, occorre testimoniare la verità e la giustizia anche se c’è un potere che domani farà tutte le leggi che vuole. Io di fronte alla storia e ai miei figli ho provato a combattere pubblicamente per quello in cui credo, e questo rimane un fatto”.

Quindi ha ragione Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la vita, che ha tuonato dal palco dicendo che se don Luigi Giussani fosse stato in vita, avrebbe preso parte alla manifestazione?
“Amato ha tirato Giussani per la giacchetta – risponde Amicone –. È chiaro che il Gius condivide tutta quella piazza (come la condivide nei contenuti Carròn) dato che proprio lui disse ‘mandateci in giro nudi ma lasciateci la libertà di educare’”.

Il ruolo dei laici

A chi invece, come Pierluigi Battista, sul Corriere della Sera ieri sosteneva che “nel cattolicesimo italiano si è aperta una spaccatura profonda che arriva dritta al cuore delle istituzioni ecclesiastiche”, Amicone replica dicendo che “ancora una volta i laici intelligenti come Battista perdono l’occasione per interrogarsi su quello che queste piazze dicono innanzitutto a loro e continuano in modo un po’ comodo a guardare la pagliuzza”. “È vero che i cattolici hanno approcci e visioni differenti, a volte si danno pizzicotti tra loro – continua il direttore di Tempi – ma i laici davanti alle nuove sfide sulla famiglia e sull’uomo cosa dicono, dove sono? Lasciano solo ai cattolici la discussione su queste tematiche? Perché non hanno nulla da dire?

Lo so che è scomodo porre dei problemi ai militanti Lgbt, ma se non prendono posizione davanti a queste sfide gli intellettuali laici rischiano di fare i venditori di detersivi, tramite i giornaloni su cui scrivono, per conto delle lobby del pensiero unico”.

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