Un impostore invidioso

25 giugno 2015 09:43 14 comments

Testo pubblicato in due puntate sul sito papalepapale.com il 30 marzo ed il 1 maggio 2014.

PRIMA PARTE

L’unico film su Cristo Gesù pienamente cattolico è “La Passione di Cristo” di Mel Gibson, di cui ricorre quest’anno il decennale della prima uscita nelle sale cinematografiche.

Vi sono però alcune scene degli altri film su Nostro Signore che possono essere utili per fare della sana e buona apologetica.

Per esempio, nel film “La più grande storia mai raccontata”, un film del 1965 di George Stevens, è molto interessante la scena dell’incontro, diciamo così, fra Gesù e un “vecchio” nel deserto. Il vecchio in questione è un tipo molto gentile, affabile, alla mano, e si dimostra molto premuroso nell’aiutare Gesù a risolvere il suo problema dell’avere fame, dopo quaranta giorni di digiuno. Con molta semplicità, con tono risolutore, non certamente provocatorio, indicando alcune pietre, propone al Signore, che le trasformi in pane. Chi ha letto – oggigiorno non è così scontato – il Vangelo conosce la risposta del Signore.

Così il diavolo ci inganna, ci “frega”: ci fa credere di essere il più buono e il caritatevole di tutti, si mostra a noi come la migliore delle “brave persone”.

Commentando le tentazioni al Signore, nel primo tomo del suo monumentale “Gesù di Nazaret”, papa Benedetto scrive: «Il tentatore non è così rozzo da proporci direttamente di adorare il diavolo. Ci propone soltanto di deciderci per ciò che è razionale, per la priorità di un mondo pianificato e organizzato, in cui Dio, come questione privata, può avere un suo posto, ma non deve interferire nei nostri propositi essenziali. Solov’ev attribuisce all’Anticristo un libro, “La via aperta alla pace e al benessere del mondo”, che diventa per così dire la nuova Bibbia e ha come contenuto essenziale l’adorazione del benessere e della pianificazione razionale» (“Gesù di Nazaret”, Tomo I, 2007, Ed. Rizzoli).

È interessante notare che nel 2007, anno di pubblicazione del primo tomo, pochi mesi prima, il 27 febbraio, il cardinal Giacomo Biffi, curando gli esercizi quaresimali al Pontefice e alla Curia Romana ha riflettuto su “L’ammonimento profetico di Vladimir S. Soloviev”. L’arcivescovo emerito di Bologna si riferiva ad un romanzo di Soloviev intitolato “I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo”. Un testo attualissimo e più che mai profetico, nonché “testamento spirituale” di Soloviev, essendo stato stampato l’anno della sua morte (1900).

«L’anticristo si presenta come pacifista, ecologista ed ecumenista. Convocherà un concilio ecumenico e – ha detto l’”italiano cardinale” – cercherà il consenso di tutte le confessioni cristiane concedendo qualcosa ad ognuno. Le masse lo seguiranno, tranne dei piccoli gruppetti di cattolici, ortodossi e protestanti». «L’insegnamento lasciatoci dal grande filosofo russo – ha aggiunto – è che il Cristianesimo non può essere ridotto ad un insieme di valori. Al centro dell’essere cristiani c’è infatti l’incontro personale con Gesù Cristo».

L’Arcivescovo emerito di Bologna ha spiegato che se i cristiani si «limitassero a parlare di valori condivisibili saremmo ben più accettabili nelle trasmissioni televisive come nei salotti. Ma così avremmo rinunciato a Gesù, alla realtà sconvolgente della Risurrezione».

Quei “valori comuni” (umanitarismo, buonismo, etc…) che il mondo vuole imporre alla Chiesa mirano alla distruzione dei “principi non negoziabili”, quei principi che sì sono comuni a tutti gli uomini perché rammentano il primato di Dio, essendo Egli il padrone della vita e della morte.

Per il Cardinale Biffi è questo il «pericolo che i cristiani corrono nei nostri tempi», perché «il Figlio di Dio, non è traducibile in una serie di buoni progetti omologabili con la mentalità mondana dominante».

«Tuttavia tutto ciò non significa una condanna dei valori, che tuttavia vanno sottoposti ad un attento discernimento. Ci sono, infatti, valori assoluti come il bene, il vero, il bello. Chi li percepisce e li ama, ama anche Cristo, anche se non lo sa, perché Lui è la verità, la bellezza, la giustizia. […] Ci sono valori relativi come la solidarietà, l’amore per la pace e il rispetto per la natura. Se questi si assolutizzano, sradicandosi o perfino contrapponendosi all’annuncio del fatto salvifico, allora questi valori diventano istigazioni all’idolatria e ostacoli sulla strada della Salvezza. […] Se il cristiano per aprirsi al mondo e dialogare con tutti, stempera il fatto salvifico, preclude la sua connessione personale con Gesù e si ritrova dalla parte dell’anticristo».

L’Anticristo, molto furbamente, non si mostrerà nemico del cristianesimo, anzi nei confronti di Gesù – spiegò Solovev – non avrà «un’ostilità di principio», ma si presenterà come un grande riformatore.

Le sue riforme saranno circa tre:

- la fede diventerà sentimentalismo umanitario, facendo della filantropia fine a se stessa l’unico vero agire del “fedele”;
- il vangelo diventerà semplicemente il racconto di un uomo che ha cercato di far sì che gli uomini, indipendente dal credo religioso e culturale, si volessero bene e vivessero felici e contenti;
- la Chiesa diventerà la più grande ONG del mondo, senza sacramenti ma prodiga di incontri ecumenici e spirituali in cui si “cenerà” tutti insieme.

Solovev scrisse che «incalzati dall’Anticristo, quel piccolo gruppetto di cattolici, ortodossi e protestanti risponderanno all’Anticristo: “Tu ci dai tutto, tranne ciò che ci interessa, Gesù Cristo”». «Oggi, infatti, corriamo il rischio di avere – concluse il cardinal Biffi – un Cristianesimo che mette tra parentesi Gesù con la sua Croce e Risurrezione».

Sull’anticristo e sul profetico romanzo di Vladimir Solovev, il cardinale Giacomo Biffi aveva già svolto una relazione il 4 marzo del 2000 in una conferenza organizzata dal centro Culturale E. Manfredini e dalla Fondazione Russia Cristiana. Il testo del suo intervento è stato poi riportato nel libro “Pinocchio, Peppone, l’Anticristo” (Cantagalli, 2005).

In quell’intervento, l’italiano cardinale, lodando la profezia del filosofo ortodosso, disse: «Soprattutto è stupefacente la perspicacia con cui egli descrive la grande crisi che colpirà il cristianesimo negli ultimi decenni del Novecento, crisi che Soloviev vede come l’Anticristo che riesce a influenzare e a condizionare un po’ tutti, quasi emblema, ipostatizzazione della religiosità confusa e ambigua di questi nostri anni».

Non a caso, ne “I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo” – oltre che di un concilio ecumenico – si parla anche degli “stati uniti d’Europa”, di cui l’Anticristo ne diventerà il presidente.

«L’Anticristo – tornando alla parole conclusive della relazione del cardinale Biffi – sarà “convinto spiritualista”, un ammirevole filantropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano osservante, un animalista determinato e attivo. […] Anche un esperto esegeta: la sua cultura biblica gli propizierà addirittura una laurea honoris causa a Tubinga. Soprattutto, si dimostrerà un eccellente ecumenista, capace di dialogare con parole piene di dolcezza, saggezza ed eloquenza».

Insomma, l’Anticristo convincerà tutti – escluso il “piccolo gregge” di montiniana memoria [1] – di essere il Cristo stesso. I più, vescovi compresi, sicuri di adorare Cristo, finiranno con l’adorare l’Anticristo.

La Strega non è stupita che Giacomo Biffi sia stato il primo cardinale a dare risalto alle profezie di Soloviev. Il cardinale, infatti, essendo un grande studioso di Sant’Ambrogio, sicuramente conosce due profezie del grande vescovo milanese, risalenti al 400 d.C., ormai dimenticate e ignorate:

«L’Anticristo sarà preceduto dall’emblema della falce e del martello».

«L’Anticristo tenterà di dimostrare dalla Scrittura che lui è Cristo».

Proprio così: l’Anticristo è un impostore.

POST SCRIPTUM

Vladimir S. Soloviev (1853-1900) non è stato l’unico ad aver scritto un profetico romanzo sull’Anticristo. Nel 1907, sette anni dopo i “I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo”, fu pubblicato il libro “Il padrone del mondo” (Lord of the World), tradotto anche come “Padrone del mondo” e “Il dominatore del mondo”, scritto dal sacerdote cattolico, convertitosi dall’anglicanesimo, padre Robert Hugh Benson (1871-1914). Ne parleremo nella prossima “cacciagione”.

 

SECONDA PARTE

Ogni volta che rileggo il romanzo profetico “Il padrone del mondo” (The Lord of the World), pubblicato nel 1907, scritto dal sacerdote Robert Hugh Benson (1871-1914), convertitosi dall’anglicanesimo, resto meravigliata di come l’autore sia riuscito, quasi un secolo prima, a prevedere e a descrivere così lucidamente il dramma che stiamo vivendo proprio in questi tempi. Anche papa Francesco, durante l’omelia del mattino del 18 novembre 2013, ha parlato dall’attualità e di tutto il valore profetico di questo romanzo.

Il romanzo è ambientato intorno all’anno 2000. P. Benson ha previsto quasi tutte le innovazione tecnologiche e informatiche che oggi abbiamo, nonché l’avanzata imponente della secolarizzazione nella Chiesa con la conseguenza del crollo vertiginoso delle vocazioni, la squalifica e la distruzione della famiglia, i sacrifici umani tutelati da legislazioni statali (aborto ed eutanasia), leggi che saranno fatte più dai partiti conservatori, ormai in mano alla massoneria, che da quelli progressisti. Dal punto di vista geopolitico, il mondo è diviso in tre grandi blocchi contrapposti: Occidente, Oriente e Americhe.

Proprio dall’Oriente arriverà la figura di Julian Felsenburgh, personaggio estremamente carismatico, grande comunicatore, capace di attrarre a sé le masse con estrema facilità. Riuscirà, per mezzo del suo carisma e delle sue opere di filantropia, a conquistare la scena politica europea, pur rifiutando incarichi pubblici perché il suo interesse sono ruoli di carattere sociale, più volte si dichiarerà ammiratore di Gesù di Nazaret, diventando il “pacificatore” fra Occidente e Oriente, prima tappa dell’edificazione di un nuovo ordine mondiale. Felsenburgh diventerà il punto di riferimento della popolazione mondiale: prima sarà eletto presidente dell’Europa unita, in seguito del mondo intero. La sua figura sarà oggetto di un poderoso culto della personalità che ben presto si trasformerà in vera e propria idolatria.

Anche la stragrande maggioranza degli uomini di Chiesa cadranno nel culto del dio-Julian Felsenburgh, perché ammireranno tutti le opere del “presidente mondiale” per rendere questa valle di lacrime una “Gerusalemme celeste terrena”; il quale, del resto, mai si dichiarerà nemico di Cristo e della Chiesa cattolica, ma di fatto, tramite non una persecuzione pubblica, ma per mezzo di una nuova religione umanitaria, cercherà di cancellare il Vangelo dalla faccia della terra.

Il primo a capire chi sia in realtà Julian Felsenburgh, è il protagonista del romanzo, il sacerdote londinese Percy Franklin.

Padre Percy Franklin farà sapere al mondo intero e alla Chiesa, tramite un intenso colloquio con il papa regnante, Giovanni XXIV, che “il padrone del mondo” – immagine, persino per molti cattolici, del cristiano perfetto, ma che è in realtà l’Anticristo – ha sostituito la verità con la tolleranza relativista, la carità con la filantropia fine a se stessa, la speranza con l’appagamento personale, la fede con il mito del progresso, Dio con l’uomo, Cristo con Felsenburgh stesso.

Felsenburgh, in pratica, farà capire al mondo che può trasformare la terra in un “paradiso terrestre” in cui non ci sarà più povertà, ineguaglianza, dolore, ma ad un prezzo: rinunciare a Gesù Cristo. Il mondo accetterà, ma non la Chiesa cattolica, che resterà fedele al suo Sposo, diventando l’unica vera nemica di Felsenburgh.

La Chiesa cattolica, infatti, seppur ridotta ad un “piccolo gregge” – perché molti suoi membri non vedranno più nell’Eucarestia la presenza reale di Cristo, ma in Felsenburgh medesimo, cadranno nell’apostasia, pur non abbandonando formalmente la Chiesa – continuerà a cercare di svegliare le coscienze, ammaliate del “pensiero unico”, plagiate dalla propaganda massonica, la lobby che sostiene e sponsorizza il “padrone del mondo”.

Felsenburgh deciderà di far sparire una volta per tutte quel “piccolo gregge”, niente affatto innocuo, dichiarandolo nemico del nuovo ordine mondiale fondato sull’umanitarismo non ateo, ma religioso. Ordinerà l’eutanasia di massa dei cattolici e la distruzione di Roma. Giovanni XXIV morirà, ma sarà eletto un nuovo papa: lo stesso padre Percy Franklin, da poco nominato cardinale, che sceglierà il nome di Silvestro III. Il nuovo Vicario di Cristo sarà costretto a ritirarsi in incognito a Nazarat e nominerà dodici nuovi cardinali. Il cardinale di Mosca però tradirà il nuovo pontefice e rivelerà a Felsenburgh il suo nascondiglio.

Il padrone del mondo Julian Felsenburgh, l’Anticristo, si dirigerà con tutte le forze dell’aviazione della terra in Terra Santa per radere al suolo Nazaret e uccidere il papa e tutti coloro che gli sono rimasti fedeli, affinché non resti più nulla della Chiesa cattolica.

Silvestro III sta officiando il sacrificio eucaristico con i suoi cardinali, all’arrivo di Felsenburgh: ormai il mondo è prossimo all’apocalisse. La speranza della vittoria è risposta nel ritorno glorioso di Colui – la Via, la Verità e la Vita – che ha già sconfitto il mondo.

 

NOTE

[1] «C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa, e ciò che è in questione è la fede… Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia» (Paolo VI, 1977. Tratto dal libro “Paolo VI segreto” di Jean Guitton).

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