L’ombra di Repubblica sul Meeting di Rimini

1 settembre 2015 08:01 0 comments

Di Riccardo Cascioli

24 agosto 2015

lanuovabq.it

Quella che segue è una storia triste, che chi – come il sottoscritto – ha seguito e vissuto con affetto e passione il Meeting di Rimini fin dalla prima edizione, non avrebbe mai pensato di dover scrivere; né lo avrebbe voluto. Perché la storia ci dice che si è arrivati alla censura di un ordine religioso (fedele alla Chiesa) per acquiescenza a intimidazioni esterne. Ma andiamo con ordine.

Come ormai è noto da alcuni anni il Meeting di Rimini – seguendo le indicazioni dei vertici di Comunione e Liberazione – evita accuratamente di affrontare argomenti che possano creare polemiche o strumentalizzazioni da parte del mondo laico o anche all’interno della Chiesa; evita qualsiasi intervento che possa essere etichettato come battaglia culturale e che possa essere considerata una forma di contrapposizione. L’obiettivo è invece affrontare quella che viene individuata come la radice del problema umano. È così che anche quando si mette a tema l’uomo, l’antropologia, l’io si evitano accuratamente incontri che diano un giudizio su quanto sta dividendo la società italiana: il gender, la definizione della famiglia, la vita, e così via. Questo solo per spiegare il contesto in cui si sviluppano i fatti di questi giorni.

All’interno dei padiglioni della Fiera di Rimini, oltre alle mostre ufficiali del Meeting, alle sale per gli incontri e agli spazi per gli sponsor, ci sono in questa settimana molti stand che altrettante associazioni pagano per farsi conoscere, per incontrare o poter proporre le proprie iniziative ai visitatori dell’incontro riminese. Tra questi stand da diversi anni spicca la libreria delle Edizioni Studio Domenicano (ESD), la casa editrice dell’Ordine dei predicatori fondato da San Domenico. È uno stand che in questi anni è diventato un vero e proprio punto di riferimento per tante persone che affollano i locali della fiera perché offre ogni giorno diverse possibilità d’incontro: alle 12.45 un momento di preghiera e di testimonianza; alle 16 un incontro di teologia o spiritualità con uno dei padri domenicani; alle 18 un incontro sull’attualità, bioetica e famiglia soprattutto, temi di cui è esperto padre Giorgio Maria Carbone, direttore della casa editrice bolognese nonché collaboratore de La Nuova BQ.

E ogni sera infatti padre Carbone si fa affiancare da amici – giornalisti, medici, scienziati – per affrontare questi temi. O perlomeno li affrontava. Quest’anno infatti, il tema ricorrente alle 18 era il gender, tema a cui padre Carbone ha dedicato anche un agile libro, di cui abbiamo già parlato anche su La Nuova BQ, e che spiega in modo semplice ma rigoroso origine, sviluppo ed obiettivi dell’ideologia gender.
Nelle prime due sere di Meeting, giovedì e venerdì, è stato il sottoscritto a tenere compagnia al padre domenicano, ma la crescente popolarità di questi incontri – almeno un centinaio di persone a sera – deve aver attirato la curiosità di qualcuno. Così all’incontro di sabato, che al fianco di padre Carbone vedeva il dottor Renzo Puccetti (altro collaboratore della Nuova BQ), si sono presentati in modo fraudolento due giornalisti di Repubblica, Francesco Gilioli e Giulia Costetti, che spacciandosi per un service ad uso del Meeting hanno filmato l’intero incontro, ovviamente alla caccia di una qualche frase che potesse “incriminare” i relatori.

Così di lì a poco sul sito di Repubblica è apparso un breve servizio con un video del discorso di padre Carbone, titolato: «Meeting Rimini, “Le coppie omosessuali più esposte a malattie cardiovascolari e suicidio”», con un testo che spiega che si tratta di «una singolare teoria di padre Giorgio Carbone» (affermazione ripetuta su Repubblica di ieri).

Doppia menzogna: primo, perché si fa credere che si tratti di una posizione del Meeting di Rimini o di uno dei relatori invitati al Meeting, mentre si tratta semplicemente di un evento all’interno di uno stand ospitato che con il programma ufficiale non c’entra nulla; secondo, perché quella enunciata non è una teoria – men che meno singolare – di padre Carbone, bensì il risultato di uno studio approfondito sulla popolazione danese svolto da due ricercatori – M. Frisch e J. Simonsen – e pubblicato nel 2013 nell’International Journal of Epidemiology. Si chiama “Matrimonio, coabitazione e mortalità in Danimarca: studio nazionale su 6,5 milioni di persone seguite per tre decenni (1982-2011)”. Lo studio è citato a pagina 65 del libro “Gender – L’anello mancante?”, appunto scritto da padre Carbone, il quale si sforza con questo di spiegare che bisogna partire dalla realtà, dai dati veri, e non dall’ideologia.

Ad ogni modo è bastato il titolo ad effetto di Repubblica – tanti giornalisti purtroppo non si preoccupano neanche di leggere quel che c’è scritto negli articoli che vengono citati – per far rimbalzare ovunque la notizia di un prete al meeting che dice cose terribili sui gay. Non contenti, i due giornalisti – che in un paese serio sarebbero sanzionati per violazione della deontologia professionale – hanno approfittato della presenza in fiera per giocare un brutto scherzo anche ai volontari del Meeting. Si sono portati due dei libriccini per bambini di scuola materna di cui il neo-sindaco di Venezia Brugnaro ha vietato la diffusione nelle scuole comunali, e – senza spiegare nulla – ne hanno fatto leggere qualche pagina a volontari del Meeting pescati qua e là nella fiera. I quali, non sapendo neanche il motivo di quella richiesta, nelle poche battute lette non hanno trovato nulla di strano. Ed ecco perciò un secondo video, pubblicato sul sito di Repubblica insieme a quello di padre Carbone, che spiega come «I ciellini leggono i libri “gender” ritirati dalle scuole: “Ma non c’è nulla di scandaloso”».

L’effetto voluto è chiaro, e anche la figura barbina assicurata a ospiti e volontari del Meeting.

Avendo presente anche il fresco esempio del Papa, ci si sarebbe potuto aspettare che la direzione del Meeting prendesse almeno i due giornalisti mattacchioni di Repubblica e ritirasse loro l’accredito, viste le evidenti violazioni del codice deontologico. Si possono esprimere tutte le opinioni che si vogliono ma quando si scrivono falsità e si ingannano gli interlocutori, invocare la libertà di stampa è un insulto alla nostra professione. Del resto se il fondatore di quel giornale ammette candidamente di inventarsi i contenuti delle conversazioni con il Papa che pubblica, non ci si può aspettare molto di meglio da chi lavora per lui. E infatti, non paghi, Gilioli e Costetti ieri pomeriggio si sono presentati all’incontro delle 16 e malgrado padre Carbone abbia diffidato pubblicamente dal registrare l’incontro, minacciando azioni legali, i due hanno proseguito imperterriti, infischiandosene di ogni regola e contando evidentemente sull’impunità.

Dunque, un duro richiamo a rispettare fatti e persone ci si aspettava dalla direzione del Meeting. Che invece ha preferito prendersela con padre Carbone, invitandolo gentilmente a sospendere gli incontri sul gender per non prestarsi a ulteriori strumentalizzazioni. Ecco calare così la censura su argomenti che pure il popolo del Meeting dimostra di voler conoscere meglio. Non per niente ieri sera alle 18, dopo l’annuncio della cancellazione dell’incontro che prevedeva anche l’intervento delle giornaliste Benedetta Frigerio (Tempi) e Raffaella Frullone (Radio InBlu), le tante persone presenti hanno continuato a restare sul posto proprio per approfondire il tema del gender.

Già questo atteggiamento del Meeting basterebbe per lasciare sconcertati, anche se padre Carbone ha giustamente detto dal microfono che quanto accaduto è in qualche modo già previsto nel suo libro.

Leggiamo infatti a pagina 139: «Come ogni teoria che non ha alcuna aderenza alla realtà, anche le teorie del gender si stanno imponendo come ideologia e dittatura. Se non sei in linea con la prospettiva di genere e il pensiero gender, il minimo che tu possa ricevere è sentirti dire che sei un reazionario e arretrato fondamentalista, un troglodito rozzo e bigotto. In questo modo i dittatori del gender rendono impossibile qualsiasi possibilità di dialogo e confronto. Limitano la libertà di pensiero e di espressione, ad esempio introducendo nuovi reati di pensiero, come l’omofobia e la transfobia (…) e discriminano chi non si adegua a questa nuova visione dell’uomo». La novità è che questo accada anche al Meeting di Rimini, la prova che gli spazi di libertà si stanno inesorabilmente restringendo.

Dicevo che già questo basterebbe per lasciare sconcertati. Ma purtroppo c’è anche di più.

Ieri sera infatti è stata ancora una volta Repubblica – con evidente soddisfazione – a dare ufficialmente la notizia della sospensione degli incontri allo stand delle Edizioni Studio Domenicano, con queste parole: «Giù la saracinesca, fine dei dibattiti. Non è piaciuta alla direzione del meeting di Rimini l’intraprendenza di padre Giorgio Carbone. Gli incontri nello stand dei domenicani, tutti dedicati alla cosiddetta “teoria gender”, sono, per il momento, sospesi. E non è detto che la discussione riprenda. Giustificazione ufficiale: “Evitare la sovrapposizione di dibattiti ed eventi nel già ricco programma della manifestazione”.

In realtà il meeting scarica il religioso protagonista degli ultimi due giorni della rassegna. Prima per aver dichiarato, davanti alle telecamere, che “le coppie omosessuali sono più esposte al rischio di malattie cardiovascolari e al suicidio”, poi per aver cacciato quelle stesse telecamere, sotto minaccia di azioni legali».

Un’altra ricostruzione falsa di quanto accaduto in questi due giorni, ma la versione di Repubblica secondo cui il Meeting tratta come un fastidio insopportabile un frate domenicano, rischia di passare come la versione ufficiale dei fatti visto che – almeno fino a tarda sera – non c’erano comunicati ufficiali sul sito del Meeting da parte della direzione. E peraltro Repubblica non sembra accontentarsi. In coda al servizio, dopo aver registrato con soddisfazione lo stop agli incontri, Giulia Costetti fa infatti notare che «sospesi i dibattiti e silenziati i microfoni, restano i libri, dai titoli inequivocabili. “Gender distruzione”, “I veleni della contraccezione”, “Pillole che uccidono”». Insomma Repubblica vuole che siano fatti sparire anche i libri. Sarà accontentata anche in questo per evitare contrapposizioni?

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