“La teoria gender e le nuove frontiere”. Tesi di Laurea a Campobasso

14 settembre 2015 11:18 7 comments

Di Redazione

14 settembre 2015

Martedì 21 luglio 2015 Elena Lauletta di San Giuliano del Sannio (CB) ha conseguito la Laurea in Scienze della formazione primaria, sostenendo la tesi in legislazione scolastica dal titolo “Scuola, educazione sessuale e prospettive legislative: la teoria gender e le nuove frontiere”. Relatore Prof. Giuseppe Fabio Calandrella.

Partendo dal pacchetto di leggi per i diritti LGBT (DDL Scalfarotto n. 245 in materia del contrasto all’omofobia e alla transfobia, DDL Cirinnà n. 14 recante Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili, DDL Fedeli n. 1680 recante Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università) sono stati presi in esame il parere dell’Associazione Famiglie Arcobaleno e delle femministe della Conferenza dell’Aia in merito all’utero in affitto, le Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT dell’UNAR, la Strategia Nazionale LGBT 2013-2015, il Codice di autoregolazione Polite – Pari Opportunità nei Libri di Testo, gli Standard per l’Educazione Sessuale in Europa redatti dalla BZgA di Colonia per conto dell’OMS.

Proprio in riferimento alle linee guida dell’OMS si è fatto presente come l’educazione sessuale olistica teorizzi e metta in pratica una sessualizzazione precoce dei bambini, già dalla fascia 0-4 anni.
Si è, poi, analizzata la così detta teoria gender in alcune delle sue sfaccettature e negli scritti dei suoi primi teorizzatori, tra cui l’entomologo Alfred Kinsey e il sessuologo John Money. Fu quest’ultimo a sostenere che il dato del sesso biologico al momento della nascita non abbia nessun valore e che i bambini debbano essere cresciuti in quest’ottica per creare adulti liberi da stereotipi culturali. Tra le varie correnti facenti parte del gender si annovera quella della teoria queer, secondo cui esisterebbe un sesso fluido, unica via perché l’umanità possa davvero autodeterminare la propria vita, operando una libera e continua ridefinizione del proprio sesso.

Oggigiorno tutto ciò è passato ad essere la base per proposte politiche e direttive europee, come quella dei Principi di Yogyakarta. Si tratta di un documento per l’affermazione dei principi internazionali sull’identità di genere e l’orientamento sessuale, in base alla quale sono state realizzate normative a livello europeo e nei singoli Stati. Inoltre la definizione di nuovi generi sessuali ha registrato una crescita esponenziale, espressa nella sigla LGBTQIAPD (Lesbiche Gay Bisessuali Transessuali Queer Intersessuali Asessuali Pansessuali Demisessuali) e nelle 56 opzioni di scelta del proprio genere all’atto dell’iscrizione sul Facebook americano.

Cosa comporta tutto ciò per il nostro Paese e soprattutto per la scuola pubblica italiana?

Basta guardare le decine di progetti di educazione sessuale olistica già entrati in molte scuole estere e nostrane per rendersi conto dell’onnipresenza della problematica. Nonostante l’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo affermi che i genitori hanno diritto di priorità nell’educazione dei propri figli sempre più numerosi sono i casi di famiglie del tutto ignare delle lezioni a cui i propri figli assistono, spesso condotte da esperti di associazioni LGBT accreditate come educatori presso le scuole. Alcuni esempi sono le sex box introdotte nelle scuole del cantone svizzero di Basilea, il Gioco del rispetto già in uso nelle scuole primarie di Trento, i libretti dell’UNAR Educare alla diversità a scuola poi ritirati dal governo, la lettura del romanzo porno-gay Sei come sei in un liceo di Roma, l’asilo di Roma in cui la festa della mamma è stata abolita perché discriminante e dove ai bambini vengono date fiabe omosessuali o libri come Perché hai due papà?.

Il lavoro di tesi ha previsto la realizzazione di un progetto didattico presso una scuola primaria di Campobasso, riguardante l’educazione sessuale adeguata all’età, la didattica delle emozioni, il tema della famiglia, la valorizzazione delle differenze maschio/femmina di tipo biologico e non solo. Durante le attività è emersa con facilità la naturalezza con cui i bambini considerano la diversità tra uomo e donna come una ricchezza, che non pone limiti alle scelte lavorative o riguardanti gli interessi personali.

L’educazione di genere è inserita nelle riforma della Buona Scuola nel sedicesimo comma dell’art. 1 della legge, che testualmente recita così: «Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n.119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all’articolo 5-bis, comma 1, primo periodo, del predetto decreto-legge n. 93 del 2013».

 

Per approfondimenti si consiglia:

Il dossier di Notizie ProVita sui progetti nelle scuole italiane.

Il documentario sul “Paradosso Norvegese” di Harald Meldal Eya.

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