Papa Francesco, gli attacchi al Sinodo e Maria

15 ottobre 2015 05:43 0 comments

Di Riccardo Caniato

14 ottobre 2015

lanuovabq.it

Grande scalpore su giornali e Tv per la lettera o presunta tale (esiste oppure no?) che tredici cardinali avrebbero scritto a papa Francesco, avanzando alcune perplessità sulle procedure di metodo da adottare al Sinodo sulla Famiglia. Se si vuole leggerla, sia o non sia reale e/o nella sua stesura definitiva, basta un click. Io l’ho fatto e non ci ho trovato elementi di scandalo, ma solo la richiesta di un confronto per il bene della Chiesa avanzato da alcuni collaboratori al vicario di Cristo.

Ciò che allora stupisce è l’ordito complottistico intessuto dai media per i quali questi cardinali starebbero mettendo in discussione l’autorità e la libertà di giudizio del romano Pontefice. L’ingerenza in verità è tutta mediatica, a partire dal fatto che come già in Vatileaks, un documento che doveva restare riservato è stato carpito da qualche collega e dato in pasto al pubblico. Questo non va bene. Ma per il resto dov’è lo sconcerto? La Chiesa non è una democrazia, ma grazie a Dio fino a oggi è stato il luogo che maggiormente al mondo ha garantito la libertà e i diritti della persona (dal concepimento fino al suo esito…), compresi quelli di parlare franco.

Ecco che questo fuorviante attacco ai cardinali teso a dimostrare che papa Francesco è da solo sulle barricate sa tanto di un’operazione strumentale, di quelle che danno adito ad altre voci complottistiche di segno opposto per cui, per esempio, la massoneria, ben presente nelle fonti di comunicazione, avrebbe fin negli atti costitutivi messo nero su bianco l’obiettivo di distruggere la Chiesa cattolica. E di farlo – è sempre nero su bianco – sia con campagne denigratorie dall’esterno sia dall’interno, facendo consacrare falsi religiosi, sacerdoti in particolare, che avrebbero avuto il compito di scalare le gerarchie ecclesiastiche puntando quella che per un massone, in ottica meramente terrena e materialista, non è altro che l’ennesima “stanza dei bottoni” da conquistare.

Oggi la Chiesa sembra realmente molto scossa: sia dai venti denigratori che si abbattono sulla sua gloriosa corteccia, sia nelle stesse viscere per le anime che hanno perso la fede e interrotto la Via maestra, che è Verità e Vita, vittime della dittatura del relativismo, che rende l’uomo schiavo, quando Dio lo ha creato libero, elevandolo alla dignità di figlio. Le famiglie distrutte, fra spose e mariti che rompono i vincoli sacramentali e figli orfani di padri e di madri, così come gli scandali che mostrano la crisi e il tradimento dell’ordine sacro da parte di consacrate e consacrati, vescovi inclusi, non sono che due dolorose facce della stessa medaglia.

Ma in questo scenario apparentemente sconcertante l’Avversario di Dio non è l’unico ad avere fretta per chiudere la partita a suo favore. Ricordiamoci la visione dell’Apocalisse: è proprio nel momento delle tenebre più oscure che irrompe il raggio della Donna vestita di Sole. Anche la Madonna ha fretta di schiacciare la testa del Serpente. E lo farà, perché Cristo è risorto e ha già vinto la morte. In gioco sono, tuttavia, le generazioni contemporanee, la scelta di campo che spetta a me, a te, a ciascuno di noi. Papa Giovanni Paolo II diceva che «alla crisi del nostro tempo può dare una risposta adeguata solo una grande fioritura di santità» e la Vergine lo ha ascoltato, partendo proprio da lui. Apparendo nel 1995 a una famiglia, alle porte di Civitavecchia, la Regina del Cielo un giorno ha rivelato – testualmente – che «Giovanni Paolo II è il dono più grande che il mio Cuore Immacolato abbia ottenuto dal Cuore di Gesù».

Quel messaggio, letto e controfirmato a suo tempo dal vescovo del luogo, oggi pubblicato dal frate teologo Padre Flavio Ubodi nel volume La Madonna di Civitavecchia. Lacrime e messaggi (Edizioni Ares, Milano), vale la pena leggerlo per intero:

«Figli miei, le tenebre di Satana stanno oscurando ormai tutto il mondo e stanno oscurando anche la Chiesa di Dio. Preparatevi a vivere quanto io avevo svelato alle mie piccole figlie di Fatima […]. Cari figli, dopo i dolorosi anni di tenebre di Satana, ora sono imminenti gli anni del trionfo del mio Cuore Immacolato. La vostra Nazione è in grave pericolo. A Roma le tenebre stanno scendendo sempre di più sulla Roccia che mio Figlio Gesù vi ha lasciato per edificare, educare e far crescere spiritualmente i suoi figli. Vescovi, il vostro compito è di continuare la crescita della Chiesa di Dio, essendo voi gli eredi di Dio. Tornate a essere un solo cuore pieno di vera fede e di umiltà con il mio figlio Giovanni Paolo II, il dono più grande che il mio Cuore Immacolato abbia ottenuto dal Cuore di Gesù. Consacratevi tutti a me, al mio Cuore Immacolato, ed io proteggerò la vostra Nazione sotto il mio manto ora pieno di grazie. Ascoltatemi, vi prego, vi supplico! Io sono la vostra Madre Celeste, vi prego non mi fate piangere ancora nel vedere tanti miei figli morire per le vostre colpe non accettandomi e permettendo che Satana agisca. Vi amo, aiutatemi, abbiamo bisogno di tutti voi, dolci figli».

Penso che ciascuno possa trovare in proprio validi spunti di meditazione da questo testo che, ritengo utile ripetere, è stato steso in originale a mano nel 1995 e vistato dall’ordinario diocesano. Mi limiterò pertanto alle ragioni che interessano a me.

La prima: con accento profetico la Vergine, che a Civitavecchia si è presentata coi titoli di “Madre della Chiesa” e “Regina della Famiglia”, inquadrava già vent’anni fa la grave crisi sociale ed ecclesiale di cui ora siamo consapevoli nel contesto del conflitto metastorico tra il Bene e il Male, chiamando in causa direttamente Satana.

La seconda: questa crisi è già prevista e collocata nel messaggio di Fatima, che Benedetto XVI, pellegrino in Portogallo nel 2010, ci ha autorevolmente invitato a non considerare compiuto. Delle apparizioni nella Cova d’Iria si celebrerà il centenario nel 2017 e viene da chiedersi se questi cento anni corrispondano in qualche modo ai cento anni di Satana a cui hanno alluso diversi mistici, a cominciare da papa Leone XIII.

Terza: la Madonna a Civitavecchia metteva in guardia l’Italia («La vostra Nazione è in pericolo») e la Chiesa nel suo centro vitale («A Roma le tenebre stanno scendendo sempre di più sulla Roccia che mio figlio Gesù vi ha lasciato…»), invitando «tutti» i Vescovi a consacrarsi a Lei («Consacratevi tutti a me, al mio Cuore Immacolato e io proteggerò…»). Richiesta che speriamo in tanti avranno accolto.

Quarta: la Madre della Chiesa passa dal monito all’appello accorato nel rivolgersi da un certo punto in poi con parole dolcissime, ma estremamente preoccupate, direttamente proprio ai successori degli apostoli, di cui evidenzia colpe così gravi da causare la morte (spirituale?) di molti. Infine, quinta ragione, che la Vergine, in opposizione a Lucifero, al pericolo, ai tradimenti compiuti perfino dai «dolci figli Vescovi» indica in san Giovanni Paolo II un seme germinato direttamente dai Sacri Cuori suo e di suo Figlio Gesù.

Su quest’ultima confidenza della Madre del Cielo la mia riflessione si fa invito a guardare là dove Ella ci indica. La prima volta che lessi questo messaggio, dieci anni fa, dopo che Papa Wojtyla era passato in Paradiso, pensai che esso si fosse realizzato nel travaglio del terzo millennio e degli ultimi anni del suo Pontificato. Oggi, nella gravità delle circostanze presenti, con Satana che assalta la Roccia che Gesù ha stabilito per nutrire spiritualmente i suoi figli… credo, invece, che tutto abbia ancora da compiersi.

Il Cielo si è chinato su Civitavecchia, estrema particella della Chiesa metropolitana di Roma, per mostrarci una stella nell’ora più buia? Nelle sue apparizioni in questo luogo, la Madonna ha detto anche che l’unità della Chiesa è in pericolo e che essa dipende dall’unità della famiglia. Suor Lucia di Fatima aveva confidato al cardinale Caffarra che contro la famiglia Satana si sarebbe giocato le carte decisive per il futuro della Chiesa e dell’umanità. Ma ecco il faro, la colonna che ha sostenuto il Papato nella tempesta del nostro tempo: è san Giovanni Paolo II, «il dono più grande – ci assicura Maria – che il mio Cuore Immacolato abbia ottenuto dal Cuore di Gesù».

Doveva sentirselo papa Francesco quando, durante la Messa di canonizzazione, lo ha proclamato solennemente il “Santo della Famiglia”, ponendo, di fatto, anche il delicato Sinodo in corso sotto la sua protezione. È, infatti, il Pontefice della Familiaris Consortio, che ci ha aiutato a riconoscere nella sacralità della relazione tra sposo, sposa e figli la stessa pienezza d’amore della Trinità di Dio; lo stesso Papa che ha scritto la Veritatis Splendor, in ordine alla Carità e alla Misericordia del Padre dei Cieli che ne riflettono sempre la Verità e la Giustizia. Ora la Madonna ha indicato lui, Giovanni Paolo II, come la chiave di volta per tutti i Vescovi che, in quanto «eredi di Cristo», vogliano svolgere il compito loro affidato «di continuare la crescita della Chiesa di Dio». Un invito efficace nel 1995, a quando risale il messaggio, e tanto più adesso che il Santo Papa si trova nell’eterno presente di Dio e agisce dal vivo della comunione dei santi.

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