Sexting, un fenomeno triste (e perverso)

16 ottobre 2015 11:47 5 comments

Di Tonino Cantelmi

6 ottobre 2015

puntofamiglia.net

Un adolescente su quattro in Italia l’ha fatto. Più le ragazze, disponibili a offrire parti del loro corpo ai loro coetanei. Più i ragazzi, quando si tratta di umiliare o aggredire le ragazze con video osé. E noi genitori ignari o finti tonti. Cari “colleghi” genitori, i nostri figli hanno subito una ipersessualizzazione di cui noi ignoriamo le conseguenze.

Troppe immagini sessuali e troppo presto (sono bimbi!) affollano la tv, internet e i videogiochi. In un libro (perdonate l’auto pubblicità), intitolato “EROSi dai media” e pubblicato dalla San Paolo, insieme ad altri colleghi psichiatri, ho denunciato il fenomeno come fonte di disturbi: la precoce ed eccessiva sessualizzazione dell’infanzia è correlata ad un grave incremento del disagio psichico.

Col termine ipersessualizzazione della società si allude al fatto che le proposte e i messaggi relativi alla sessualità che attraversano i media sono troppi: troppo svincolati dal rapporto d’amore, troppo rappresentativi della felicità e del rapporto di coppia a discapito degli altri aspetti dell’intimità personale, troppo inappropriati per il pubblico dei media-dipendenti, e in particolare dei più vulnerabili. Raggiungono troppo presto un pubblico di minori così da violare il loro diritto a una formazione sana ed equilibrata.

Un solo televisore

Certo, la tv, che noi genitori concediamo solitaria nelle stanze dei nostri figli (io l’ho vietato a tutti e 5 i figli, grandi e piccoli: un solo televisore per tutti e litigate in santa pace), anche nei programmi sui canali per bimbi e adolescenti, propone una quantità spropositata di immagini, riferimenti e contenuti sessuali (se volete cifre, dati e canali colpevoli, leggete il libro, ma già posso dire che i canali Disney non sono affatto innocenti e che MTV sarebbe da chiudere senza pietà). Ma come genitori siamo letteralmente sdraiati dai colpi inferti dalla Rete.

Un dato su tutti: l’accesso alla pornografia si precocizza in modo irrefrenabile (11 anni) e pervasivo (tre quarti degli adolescenti ammettono di aver frequentato siti, chat e social su temi sessuali e con modalità che i genitori disapproverebbero e oltre la metà cancella accuratamente la cronologia). Questi che cito sono alcuni dei dati che abbiamo rilevato da una ricerca condotta dall’ITCI sulla dieta mediatica dei bambini e degli adolescenti in Italia (www.itci.it). I ragazzi si trovano così esposti ad una costante e pervasiva opera di influenza sul loro sviluppo che non viene dal cuore benevolo di un genitore, non dalle intenzioni educative di un progetto scolastico, ma da esigenze di tipo commerciale e consumistico.

Si tratta di una costante esposizione ad immagini, che, non dimentichiamolo, nella stragrande maggioranza dei casi hanno alle spalle creativi, grafici, esperti di marketing, pubblicitari, azionisti che non mettono le loro capacità al servizio del sano ed ordinato sviluppo del fruitore del media. Piuttosto al servizio di interessi commerciali, e questo lascia il segno. Ad esempio, innumerevoli sono le pubblicità dove si dà rilevanza al corpo femminile e maschile, anche di bambine, spesso erotizzando e sessualizzando notevolmente per dare maggiore impatto emotivo al messaggio. Eppure è dimostrato che proprio le pubblicità televisive hanno il potere di incidere sul livello di soddisfazione personale che una persona nutre per il proprio corpo. E questo vale sia per i maschi che per le femmine.

I video musicali

Provate ad accendere la televisione e a sintonizzarvi su qualche canale che trasmette musica e video musicali. Oppure connettetevi su Internet e cercate su YouTube qualche video. La musica di maggiore successo, mainstream, in modo particolare la musica rap ed hip-hop, presenta spesso il sesso e la sessualità come qualcosa che le ragazze offrono ai ragazzi, per il piacere dei ragazzi e in modo subordinato rispetto ai ragazzi.

Negli anni Ottanta più del 50% dei video musicali conteneva scene a sfondo sessuale, per passare al 90% negli anni Novanta, ed è stato studiato come i video musicali hanno un’influenza significativa sull’immagine stereotipata negativa e maschilista di femmina e di maschio. Oppure se avete un account Facebook, provate a connettervi e a cercare la pagina Roba da Maschi, pagina molto popolare con più di centocinquatamila fan. La pagina è sostanzialmente centrata sul sesso, vengono pubblicati in continuazione post nei quali si esaltano i rapporti sessuali occasionali, viene data molta rilevanza al sesso orale, si svilisce il romanticismo e si ostenta un machismo volgare e decisamente maschilista.

Consideriamo anche i videogiochi, con i quali i ragazzi dai 2 ai 17 anni passano mediamente diverse ore al giorno. Nonostante in quest’ambito si stia sviluppando una competenza tecnica ed un’attenzione anche ad elementi narrativi, tali da rendere il gaming quasi una forma d’arte, ciononostante anche i videogiochi a volte arrivano a contenere elementi di violenza e sessualità esplicita e gli studi mostrano come l’esposizione a giochi di quel tipo stimoli l’oggettificazione femminile, idee a favore di comportamenti inappropriati rivolti alle donne e una concezione del genere maschile come dominante, potente ed aggressivo. Ma dei videogiochi ne parleremo in futuro.

Che fare?

Se l’ipersessualizzazione dell’infanzia e dell’adolescenza è tale, non ci possiamo stupire che imperversi il sexting. Resta la domanda: che fare?

Certo non possiamo far vivere i nostri figli in una campana di vetro. Dunque coraggio: parliamone. Parliamone con i figli sin da piccoli. Parliamo noi di corpo, di sesso, di amore, di relazione. I nostri figli a 7 anni già sanno molto, ma molto di più di quello che noi immaginiamo. E vietiamo qualcosa: almeno fino agli 11-12 anni poniamo regole anche “odiose” e adoperiamoci perché vengano rispettate. Ogni genitore insomma costruisca di più la dieta mediatica dei figli.

Non fidiamoci troppo presto della loro capacità di autoregolamentazione. Parliamone, ma con fermezza. Vietiamo la pornografia. Apertamente. È un divieto che va esplicitato, spiegato, ragionato.
Vietiamo MTV, canale televisivo diseducativo su tutti i fronti. Vietiamo alcuni cartoni: i Griffin per esempio. Certo i nostri figli non vedranno l’ora di violare le regole. Ma tutto deve essere esplicitato, dialogato, detto. Possiamo essere genitori coraggiosi, aperti e fermi: i nostri figli apprezzeranno l’interesse che abbiamo per loro e per la loro vita.

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