“Scenari di responsabilità per la cura della Casa Comune”

5 novembre 2015 20:00 0 comments

Di Ylenia Fiorenza

5 novembre 2015

«Ogni aspirazione a curare e migliorare il mondo
richiede di cambiare profondamente gli stili di vita,
i modelli di produzione e di consumo,
le strutture consolidate di potere
che oggi reggono le società» LS, n.5.

La Scuola di formazione all’impegno socio-politico “Giuseppe Toniolo” dell’arcidiocesi di Campobasso-Bojano ha ripreso il cammino di approfondimento. Il nuovo percorso, guidato dal giovane direttore, dott. Antonio Chiatto, per tutto quest’anno, si propone di riflettere a 360° sulla recente enciclica, “Laudato sì”, di Papa Francesco, con il contributo di illustri relatori.

Il problema ambientale è una questione nodale, che impegna a considerare con urgenza l’ombra dilagante dell’inquinamento globale, che sta condizionando in negativo la vita di tutti gli esseri viventi. Il Papa denuncia che la Casa Comune “protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla” LS n. 2.

Ciò cui esorta il Papa è un possibile e rinnovato indirizzo da offrire alla società umana in cammino, puntando sulla salvaguardia della sopravvivenza dell’uomo, in un mondo a rischio deterioramento. Poiché uno è il nemico da affrontare e vincere che deriva da tutte quelle ideologie che ledono il bene comune: la mentalità del consumismo ossessivo, che si fa cultura dello scarto e dello spreco, a discapito “tanto degli esseri umani esclusi quanto delle cose che si trasformano velocemente in spazzatura” LS n. 22.

“Ora ciò che interessa è estrarre tutto quanto è possibile dalle cose attraverso l’imposizione della mano umana, che tende ad ignorare o a dimenticare la realtà stessa di ciò che ha dinanzi. Per questo l’essere umano e le cose hanno cessato di darsi amichevolmente la mano, diventando invece dei contendenti. Da qui si passa facilmente all’idea di una crescita infinita o illimitata, che ha tanto entusiasmato gli economisti, i teorici della finanza e della tecnologia. Ciò suppone la menzogna circa la disponibilità infinita dei beni del pianeta, che conduce a ‘spremerlo’ fino al limite e oltre il limite” LS, n.106.

La rivoluzione culturale e profetica parte da quelle che il Papa chiama proprio “virtù ecologiche”. Ben scandite e cadenzate dall’arcivescovo Mons. GianCarlo Bregantini nella sua introduzione all’insegna dell’eschaton e di un approccio socio-esistenziale della stessa enciclica che mira, secondo il presule, a “creare una sorta di responsabilizzazione irrevocabile, collettiva verso cammini di liberazione e purificazione che formano, pertanto, un’ecologia integrale, fatta scelte quotidiane, nei quali è possibile convertire la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo in una spiritualità del bello”.

L’itinerario dell’Enciclica ha avvio da questa speranza: “L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune”. Ma interessante è fare di quest’affermazione una provocazione, un interrogativo, in vista di quella decisiva consegna del futuro alle nuove generazioni. CERCANDO INSIEME le risposte alle domande che pone il Papa: Per quale fine ci troviamo in questa vita? Per quale scopo lavoriamo e lottiamo? Perché questa terra ha bisogno di noi? Qual è il posto specifico che l’essere umano occupa in questo mondo e quali sono le sue relazioni con la realtà che lo circonda?

In primo incontro, il prof. Giuseppe Maiorano si è soffermato sulle condizioni ambientali della Terra, partendo da questa constatazione scientifica: “Le risorse naturali vengono consumate a un tasso che è superiore rispetto alla velocità con cui vengono ricostituite”. Necessarie tutte quelle azioni di controllo e monitoraggio per incentivare un’alleanza tra l’umanità e l’ambiente, in quanto “la coscienza della gravità della crisi culturale ed ecologica deve tradursi in nuove abitudini” LS, n.209.

Di fronte alle crescenti esigenze umane il prof. Maiorano ha proposto queste vie, dove fondamentale è il ruolo della ricerca:

- Ridurre l’utilizzo delle aree meno adatte all’agricoltura, al fine di promuovere la biodiversità.
- Fare un uso adeguato ed equilibrato tra il terreno destinato all’agricoltura e attività alternative (ad esempio, l’energia, l’urbanizzazione, industria).
- Sviluppare sistemi di produzione più efficienti per aumentare la produzione, soprattutto nei paesi emergenti.
- Praticare le nuove conoscenze della genomica animale, processi fisiologici, l’utilizzo dei nutrienti e il benessere degli animali.
- Studiare i fattori che influenzano l’animal footprint e lo sviluppo degli animali, le tecnologie appropriate per ridurre l’impronta di animale.
- Gli animali abbiano il ruolo di produttori, anziché consumatori di risorse alimentari.
- L’uso del cibo e dei prodotti alimentari sia attento e lungimirante.
- Dare potenziale all’agricoltura in modo da coltivare la terra in forme sostenibili, per nutrire il pianeta con cuore solidale.

Il metodo indicato dall’enciclica per ri-orientare i comportamenti umani è capire che “i gemiti di sorella terra, che si uniscono ai gemiti degli abbandonati del mondo, sono un lamento che reclama da noi un’altra rotta LS, n.8”. Per questo oggi il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi” LS,n. 206. In quanto, “tutto è in relazione e la cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri” LS, n.70.

Le conseguenze dell’antropocentrismo moderno diventano relativismo pratico: “quando l’uomo si costituisce dominatore assoluto, la stessa base della sua esistenza si sgretola, perché, invece, di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell’opera della creazione, l’uomo si sostituisce a Dio e così finisce col provocare la ribellione della natura” LS, n.117 .
Dopo aver assimilato l’aspetto strutturale dell’enciclica, è fondamentale allora capire che “non ci sarà una nuova relazione con la natura senza un essere umano nuovo. Non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia” LS, n.118.

L’imperativo ricavato da questo primo appuntamento è: “CRESCERE NELLA SOBRIETA’” perché il Papa ci sollecita a credere che “Non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi” LS, n. 205. Purché ricordiamo che “l’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti” LS,n. 95. Altrimenti la terra, nostra casa, si trasformerà, come avverte il Papa, sempre più in un immenso deposito di immondizia. Ecco perché occorrono nuove strade per arginare i deserti esteriori sgorgati da quelli interiori. Insieme a tutte le creature, camminiamo su questa terra cercando Dio! LS, n.244. Questo il solo e inviolabile riferimento che darà soluzione e rifondazione umana e valoriale radicale nel mondo.

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