«Perdoni, Padre, le mie… emissioni di Co2»

31 dicembre 2015 08:00 1 comment

Di Kishore Jayabalan

29 novembre 2015

lanuovabq.it

Come ex addetto alla segreteria per le questioni ambientali al Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, sono stato negli uffici delle Nazioni Unite a Nairobi e così ho seguito con grande interesse la visita di Papa Francesco del 26 novembre.

O forse dovrei dire con grande “preoccupazione” perché quello che ho sentito dal Papa è stata un’ampia critica degli “interessi” che sono, a suo parere, direttamente opposti al bene comune e, pertanto, egoisti, immorali e peccaminosi. Francesco ha fatto riferimento ad “ambigui interessi locali o internazionali”, “sarebbe triste… perfino catastrofico che gli interessi privati prevalessero sul bene comune e arrivassero a manipolare le informazioni per proteggere i loro progetti”, la “sottomissione di alcuni in funzione degli interessi degli altri”, la necessità di superare il “mero equilibrio di interessi” e “interessi commerciali e politici”, e, infine, “gli Stati devono mettere da parte gli interessi settoriali e le ideologie”.

È chiaro che Francesco mette sullo stesso piano “interessi” ed egoismo e di conseguenza ha una visione limitata di un sistema economico che promuove la responsabilità individuale attraverso il perseguimento del proprio interesse e profitto. È come se non ci fossero interessi ambientali di per sé, cosa che sembrerebbe una novità per gruppi di pressione come Greenpeace e il Sierra Club.

Eliminare del tutto i gruppi d’interesse sarebbe una cosa molto poco democratica. Il cardine della società civile e delle associazioni di volontariato sta nel fatto che persone interessate si riuniscono insieme per lavorare verso il conseguimento di un obiettivo comune. Dubito fortemente che Papa Francesco pensi che tali gruppi non debbano esistere.

Forse solo alcuni di questi gruppi sono il problema agli occhi del Papa. Purtroppo, elogiando alcuni rispetto ad altri si sta entrando in interessi di parte che egli stesso denigra. Egli pone anche se stesso in contrasto con tutta la tradizione della filosofia politica che riconosce la necessità di equilibrare gli interessi, al fine di realizzare qualsiasi tipo di bene comune.

Tutti i cristiani devono prendersi cura dei poveri, ma questo non significa che chi non è povero non abbia diritti. Né significa che saremo tutti d’accordo sul modo migliore per aiutare i poveri. Ma dobbiamo incoraggiare condivisione e carità, piuttosto che furti e violenze. Favorire una classe o gruppo di interesse rispetto a tutti gli altri sarebbe la ricetta di interminabili sconvolgimenti sociali e caos.

Gli interessi ambientali sono stati e continueranno ad essere equilibrati con la necessità di una crescita economica e le opportunità, soprattutto dopo che i paesi hanno raggiunto un certo livello di benessere materiale che gli permette di poter avere fonti energetiche e tecnologie più pulite. Ma la politica del papa, se possiamo chiamarla così, cerca di andare molto al di là di tali calcoli razionali e chiede una conversione totale per una nuova etica ambientale. Egli denuncia il “nominalismo declamatorio” in cui l’Onu è specializzato e si augura che la COP-21 di Parigi possa essere “trasformatrice”.

Anche se lui dice che questo è “tutto lungi dall’essere un’utopia o una fantasia”, occorre chiedersi che cosa ha impedito agli esseri umani di raggiungere tali nobili obiettivi in passato. Questa è, dopo tutto, la 21ᵃ riunione dei membri della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ed è giusto chiedersi quanti Stati membri hanno raggiunto gli obiettivi in materia di emissioni di anidride carbonica. Si scopre che gli Stati stessi hanno i propri interessi e quelli democratici devono spiegare le loro decisioni agli elettori, molti dei quali non sono ovviamente convinti dagli scenari apocalittici degli ambientalisti. Se pluralismo e diversità sono cose buone in così tanti ambiti della vita, dovrebbero essere tali anche nel caso delle politiche ambientali.

Papa Francesco è stato un sostenitore instancabile dell’ambiente, dei poveri e degli emarginati, come dovrebbe essere. I Papi hanno fornito e sempre forniranno le necessarie esortazioni morali ai figli della luce. Ma quando si tratta di figli delle tenebre e dei dettagli dell’arte di governare, è necessario un maggiore apprezzamento per la virtù della prudenza.

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Kishore Jayabalan ѐ il direttore dell’Istituto Acton, terrà la conferenza “In dialogo con Laudato si’”: i mercati liberi possono aiutarci a curare la nostra casa comune?”, giovedì 3 dicembre presso la Pontificia Università della Santa Croce a Roma.

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