Principi non negoziabili e ddl Cirinnà: riflessioni in situazione

28 gennaio 2016 13:22 0 comments

Di Stefano Fontana

26 gennaio 2016

Arcidiocesi di Ravenna. Scuola di formazione teologica San Pier Crisologo. “Vita, famiglia, società: tre fari nel buio”. Ravenna, Seminario arcivescovile

vanthuanobservatory.org

Mi propongo di presentare la dottrina dei principi non negoziabili partendo però da un caso concreto in cui la loro applicazione si rende necessaria. Non esporrò quindi per via teorica questa dottrina ma la farò emergere dalla situazione che ci sta davanti in questi giorni, ossia la posizione da assumere nei confronti del Ddl Cirinnà sulle unioni civili.

Come è noto, questo disegno di legge prevede il riconoscimento giuridico delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, le equipara in tutto al matrimonio, permette l’adozione e apre le porte all’utero in affitto. Non mi soffermo qui su questi punti perché il mio intento non è di illustrare nel dettaglio il testo di legge. Attiro l’attenzione solo su un punto. Il matrimonio come unione indissolubile e aperta alla vita tra un uomo e una donna è un principio non negoziabile. Esso deriva dai primi due principi non negoziabili elencati da Benedetto XVI: diritto alla vita e famiglia, di cui parlerà in seguito. Ne consegue che il riconoscimento giuridico delle unioni civili omosessuali non è accettabile, su di esso non si può trattare, non è permesso compromesso alcuno.

Perché è un principio non negoziabile? Perché la coppia eterosessuale aperta alla vita – ossia la famiglia – è il fondamento della società e della socialità. Una coppia omosessuale non fonda la società, perché è naturalmente sterile, e non fonda la socialità perché non è complementare: i due non si integrano ma si sommano. Ne consegue che la relazione omosessuale può essere tollerata come atto privato, ma non riconosciuta giuridicamente perché in questo caso l’autorità pubblica la proporrebbe come esemplare e utile al bene comune. Essa invece è di danno al bene comune, in quanto è una relazione disordinata – non rispondente ad un ordine naturale – e quindi ingiusta e violenta.

Cosa accade tuttavia? Accade che molte persone, anche cattolici e perfino vescovi, dicono no all’adozione o all’utero in affitto ma sì alle unioni civili tra persone omosessuali o comunque ad una qualche regolamentazione di diritti e doveri all’interno di quella “relazione affettiva”. In questo modo essi non rispettano un principio non negoziabile. Vediamo con che argomenti lo fanno e con quali conseguenze.

L’argomento principale che in questi giorni di dibattito sulla Cirinnà è sulla bocca di molti è riassumibile nel seguente slogan: sì alle unioni civili purché non siano matrimonio. In questo modo, però, si accetta il riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. L’unica cosa che si chiede è che alla coppia omosessuale non si diano gli stessi diritti di quella eterosessuale sposata. Il Ddl Cirinnà, quindi, diventerebbe accettabile se fossero stralciati i punti relativi all’adozione. L’aspetto ritenuto principale non è dichiarare illegittima l’unione civile, ma dichiarare illegittima la sua equiparazione al matrimonio, con il che l’unione civile non equiparata al matrimonio diventa legittima. Forse lo scopo è di salvare così il matrimonio, ma di questa illusione mi occuperò tra poco.
Qual è la visione delle relazioni sociali che sta dietro a questa tesi? Nella società di oggi ci sono varie forme di convivenze diverse dalla famiglia tradizionale. Lo Stato deve farsene carico e disciplinarle tutte, però senza confusione, ognuna al suo livello. La convivenza omosessuale va quindi disciplinata giuridicamente, ma in modo diverso dal matrimonio. Non ci sono formazioni sociali da considerarsi sbagliate, contrarie al bene comune e quindi da non riconoscere giuridicamente. Tutte le convivenze sono buone, ma diverse. Di solito la pensa così chi, anche cattolico, concede la possibilità di riconoscere le unioni civili omosex chiedendone però la differenziazione rispetto al matrimonio.

Una scappatoia spesso adoperata è insistere sull’espressione “diritti individuali”. La Nota dei Vescovi italiani del 2007 stabiliva che eventuali diritti delle persone omosessuali andavano disciplinati con riferimento al diritto individuale, senza però creare nuovi istituti giuridici che avrebbero fatto più male che bene. Se, però, si sostiene che i diritti individuali derivano dalla convivenza di coppia, significa che si è riconosciuta giuridicamente la coppia.

***

A questo punto, però, si pone un problema non risolvibile sulla base di questa impostazione.
Se tutte le forme di convivenza sono buone e nessuna deve essere pubblicamente rifiutata dalla comunità politica, perché lo Stato dovrebbe fermarsi al riconoscimento della coppia omosessuale e non procedere al riconoscimento di altre forme di convivenza?
Perché non dovrebbe riconoscere la convivenza plurima, il matrimonio tra tre, quattro, cinque persone di diverso orientamento sessuale, oppure quella incestuosa o quella con animali?
Se si esclude che l’autorità pubblica possa dire di no all’unione civile omosex, su quali basi si potrà sostenere di dover dire di no ad altre forme di convivenza?
Ciò pone il problema seguente: se il riconoscimento delle unioni civili omosex non è un principio non negoziabile, su che basi si potranno poi stabilire dei principi non negoziabili?
Se non esistono principi non negoziabili nella vita sociale e politica, allora vuol dire che ogni forma sociale è buona e va quindi disciplinata, non ne esistono di cattive da condannare pubblicamente.
Chi dice no all’adozione e all’utero in affitto ma sì alle unioni civili, allora, si inganna e si illude: come non ha argomenti per fermare queste ultime, in seguito non ne avrà nemmeno per fermare le altre. È la dottrina del piano inclinato: chi dice essere negoziabile questo ma non negoziabile quello, si illude, se non è non negoziabile questo, non sarà non negoziabile nemmeno quello.
O i principi non negoziabili ci sono o non ci sono.
O c’è una linea del Piave, oppure continueremo ad arretrare fino ad essere completamente invasi.
Questo spiega perché è illusorio pensare di salvare il matrimonio consentendo il riconoscimento delle unioni civili omosessuali purché non vengano equiparate al matrimonio. Oggi non lo sono, ma domani potranno esserlo, perché la linea della non negoziabilità, una volta spostata indietro, continuerà ad essere spostata sempre più indietro. Nel 2007 i Vescovi avevano considerato non negoziabile il riconoscimento della convivenza eterosessuale. Molti non lo hanno considerato tale, però, e la linea si è spostata sulle unioni civili omosex purché non siano matrimonio. Ma per quale motivo la linea dovrebbe fermarsi lì, se non si era fermata prima? L’aborto doveva essere un’eccezione, oggi è la regola e un diritto.
La negazione della non negoziabilità di un livello dei principi non negoziabili, comporta lo scivolamento progressivo nella negazione ai successivi livelli. I principi non negoziabili indicano quanto non dipende da noi, non è da noi manipolabile, quanto precede la nostra convivenza e la fonda in modo non pattizio.
Negata la non negoziabilità ad un primo livello, pensando di recuperarla ad un secondo, è una tragica illusione: tutto diventerà manipolabile, è solo questione di tempo.
Si fermerà mai questo processo di corrosione del senso?
Il processo si fermerà solo quando non solo verranno negati i principi non negoziabili, ma quando verranno resi non negoziabili i principi contrari.
Lo sfondamento della non negoziabilità non confluirà in un regime di libertà generalizzata ma in un nuovo totalitarismo, in quanto il sistema imporrà una non-verità, una non-natura, quanto oggi viene chiamato postumanesimo o transumanesimo.
Solo a questo punto i principi non negoziabili saranno veramente superati, quando chi volesse ancora attenervisi verrà considerato fuori legge e passibile si pena.

***

Tornando alla questione del Ddl Cirinnà, si coglie indirettamente un’altra caratteristica dei principi non negoziabili, essi non sono solo un valore relativamente ad un certo ambito ma sono un principio che emana luce sull’intera costruzione della società. Sono anche un valore, in quanto vanno apprezzati, ma sono soprattutto principi senza i quali l’intera impalcatura delle relazioni sociali viene meno.

Il testo della Cirinnà paragona in tutto le unioni omosessuali con il matrimonio. L’articolo 4.3 del Ddl afferma che in tutto l’ordinamento italiano, quando si trovano espressioni come “coniuge”, “coniugi” e “famiglia” ci si riferirà anche alle unioni civili omosessuali. Questo comporta che verranno rivoluzionate le politiche fiscali, della casa, dei servizi sociali, delle pensioni, del lavoro, delle relazioni sindacali, della scuola, dell’istruzione ed educazione, della stampa, dei media e così via. Siccome i principi non negoziabili sono un principio, e non solo un valore, la negazione dei principi non negoziabili è pure un principio e non solo un valore, ossia è un nuovo punto di vista da cui reimpostare tutta la società e non solo alcuni suoi settori. Se non viene rispettato uno dei principi non negoziabili, anche gli altri verranno travolti. C’è tra loro una relazione sistematica, perché sono le colonne su cui poggia l’intera convivenza sociale.

La luce dei principi non negoziabili deriva dal fatto che la società ha un ordine che non siamo noi a stabilire e che questo ordine deriva dal Creatore.

Se esiste un ordine, la moralità pubblica consiste nel rispettare questo ordine e siccome il diritto, pur essendo diverso dalla morale, la deve sostanzialmente rispettare, non è ammissibile legittimare giuridicamente convivenze contrarie all’ordine naturale. L’ammissione di un ordine naturale può essere fatta anche da persone non credenti, adoperando la sola ragione, ma non regge a lungo senza la garanzia del Creatore. I principi non negoziabili conducono all’ordine naturale e questo conduce al Creatore. Per questo vengono combattuti, per questo bisogna difenderli. Chi nega e combatte i principi non negoziabili indebolisce l’idea di un ordine naturale e impedisce la strada che conduce al Creatore.

Abbandonare o trascurare i principi non negoziabili vuol dire scindere l’ordine naturale da quello soprannaturale e pensare che si si possa salvare senza rispettare l’ordine della creazione. È come se il Salvatore ci dicesse che non è alla fine molto importante rispettare l’ordine che Egli stesso, come Creatore, ci ha dato. Le disattenzioni della Chiesa su questo punto sono molto pericolose e favoriscono la sua protestantizzazione.

***

A questo punto, dopo averli fatti emergere dalla situazione concreta che stiamo vivendo in questi giorni di opposizione al Ddl Cirinnà, possiamo anche definire meglio i principi non negoziabili. La dottrina che li riguarda è stata enunciata da Joseph Ratzinger-Benedetto XVI in tre documenti.

Quali sono e quanti sono i principi non negoziabili?

Tre di essi sono presenti in tutti gli elenchi proposti da Benedetto XVI: vita, famiglia e libertà di educazione. Ciò significa che i principi non negoziabili sono soprattutto questi tre. Essi, infatti, garantiscono anche gli altri, ma gli altri non garantiscono questi tre.

Per esempio: garantendo la famiglia si ottiene anche la protezione sociale dei bambini e dei giovani, oppure una economia più solidale.

Si nota una certa trascuratezza nei confronti del principio non negoziabile della libertà di educazione, che solitamente viene sottostimato in ambito cattolico ed invece è importantissimo perché Cristo deve essere presente laddove la mente e il cuore dei bambini incontrano la verità.

Alcuni pensano che il principio non negoziabile della libertà di religione dovrebbe essere messo sullo stesso piano dei primi tre o addirittura prima. Così però non è, perché il diritto alla libertà di religione non è assoluto, ma sottomesso al rispetto della legge morale naturale e al bene comune. Non è vero che debba essere garantita la libertà per tutte le religioni.

Siamo alla fine del nostro percorso.

Abbiamo preso inizio dall’esame di un caso concreto – il dibattito sul Ddl Cirinnà – per far emergere la necessità dei principi non negoziabili per affrontarlo e mostrare come l’oblio dei principi non negoziabili getta l’intera Chiesa in confusione, nella dimenticanza di insegnamenti autorevoli anche recenti.

La Nota della Congregazione per la dottrina della fede sui progetti di riconoscimento giuridico delle persone omosessuali è solo del 2003. Abbiamo anche avuto occasione, in questo modo, di illustrare questa dottrina, oggi, purtroppo, molto dimenticata.

Siamo allora in grado di fare l’ultima considerazione. Senza i principi non negoziabili si rinuncia, nell’agire politico, ad argomenti di ragione e si corre troppo in fretta verso un confuso pastoralismo; si impedisce di adoperare la Dottrina sociale della Chiesa, che si fonda anche sul diritto naturale, ed infatti essa è oggi in grande dismissione; si toglie l’ambito specifico di azione dei laici e si va incontro ad un nuovo clericalismo; si privano i laici impegnati in politica di adoperare un linguaggio comune e si favorisce la loro polverizzazione e una presenza sociale alla chetichella, ognuno per sé, sulla base della coscienza individuale; si attua una generale “scelta religiosa” del cattolicesimo.

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