Gender, anche la relatrice della legge lo ignora

21 marzo 2016 09:53 3 comments

Di Renzo Puccetti

21 marzo 2016

lanuovabq.it

Devo dire di essere rimasto assai deluso dal contributo della vicepresidente del senato, Valeria Fedeli, al convegno organizzato dalla presidente del consiglio del Comune di Cascina incentrato sulla questione del gender. La senatrice Fedeli è senz’altro abile oratore (preferirà boldrinianamente relatrice?), ha una lunga storia alle spalle di attività nel sindacato, si trovava nella più rossa delle regioni italiane, avrei dato per certo che si sarebbe battuta con vigore nella difesa della teoria gender e delle iniziative che in molte scuole stanno cominciando ad essere presentate a bambini e ragazzi dello stivale in ossequio alla legge sulla buona scuola voluta dal suo segretario Renzi e sostenuta da Alfano.

Dopo il mio intervento incentrato sull’esistenza della teoria del gender, la sua genesi e la sua falsità così come attestato dagli studi di genere generalmente omessi nella narrazione gay friendly, dopo le parole dell’avvocato Gasperini che aveva ricordato le linee guida dell’Oms sull’educazione alla sessualità che prevedono per gli insegnanti ossequiosi di fornire ai bambini tra 0 e 4 anni informazioni su “gioia e piacere nel toccare il proprio corpo masturbazione infantile precoce”, la parola è passata alla politica Pd.

Incredibilmente gli attoniti uditori sono stati deliziati da un intervento incentrato sul concetto che l’educazione al gender ha un unico obiettivo: prevenire il femminicidio e le violenze sulle donne. In sala era presente una più che sparuta rappresentanza di esponenti dell’associazionismo LGBT; immagino come devono essersi sentiti ad essere scaricati in questo modo: totalmente ignorati, irrilevanti. Delle rivendicazioni del fronte omosessualista nemmeno una parola è uscita dall’esponente nazionale delle istituzioni che ha parlato soltanto di donne, categoria che col gender non ha nulla a che fare.
Riguardo poi alle linee guida dell’Ufficio Europeo dell’Oms la senatrice Fedeli non ha saputo dire altro che il testo non era rivolto ai bambini, bensì agli adulti. Dunque per il primo firmatario della proposta di legge volta a rendere materia curriculare la prospettiva di genere con esborso di centinaia di milioni di euro a carico dei contribuenti per adattare i testi scolastici al nuovo verbo, tutto il can can creato nelle scuole italiane sarebbe immotivato, stante il fatto che la sua proposta tratterebbe delle sola educazione al rispetto delle donne. Al termine dei lavori riflettevo su un fatto: se un esponente di punta dei provvedimenti renziani in favore della prospettiva gender non ha saputo dire altro che questo, allora il sospetto che la consistenza intellettuale dell’operazione gender sia miserrima è più che fondato.

Le considerazioni della Fedeli hanno poi suggerito tre domande:

Primo. Perché, se le linee guida dell’Oms sono rivolte agli adulti e non già ai bambini, a pagina 35 il paragrafo 4.1 contiene le istruzioni sulla lettura della matrice, ma le parola “adulti” e “genitori” non sono minimamente menzionate?

Seconda domanda. Se, come ha detto, le lezioni di genere a bambini e ragazzi sono mirate a prevenire il femminicidio, com’è che l’Italia, dove fino ad ora le lezioni di genere non ci sono state, ha un tasso di femminicidi di 0,24 ogni centomila abitanti (fonte United Nations Office on Drug and Crime), cioè più basso di quello di Austria, Germania, Gran Bretagna, Danimarca, Norvegia, Finlandia e Svizzera, tutte nazioni considerate come modello avanzato di educazione alla parità di genere?

Terza ed ultima domanda: vorrei capire cosa c’entrano Meri e Frenci che si amano, ma manca loro il semino, cosa c’entrano Franco e Tommaso che hanno bisogno di signore “tanto gentili” che in America “donano i loro ovini” e fanno “crescere nella propria pancia i bambini che non potrebbero nascere” (l’utero in affitto è rispettoso delle donne?), cosa c’entra la scampagnata alle nozze gay fasulle organizzata per gli studenti di Montevarchi davanti a sindaco e dirigenti scolastici, vorrei comprendere che c’azzecca il rapporto oro-penieno di Giose a Mariani con annessa descrizione da sommelier olfatto-gustativa data da leggere ai ragazzi del liceo Giulio Cesare, vorrei insomma sapere dalla senatrice Fedeli cosa c’entra tutto questo, e molto altro ancora, con il femminicidio e la convenzione di Instanbul. Purtroppo queste domande non è stato possibile porle perché il rigido regolamento dell’incontro non prevedeva repliche. Questo è dunque un piccolo messaggio nella bottiglia, scritto nella speranza che un giorno possa giungere al destinatario. Come si dice in questi casi, spes lata dea.

P.S. In una recente intervista rilasciata all’agenzia di notizie Zenit, il fondatore del Cammino Neocatecumenale Kiko Arguello ha raccontato di una famiglia del suo movimento in missione in un villaggio della Cina. Quando i genitori camminavano in strada con le loro sette figlie femmine molte donne si fermavano a guardarle, alcune accarezzavano quelle bimbe straniere, altre piangevano pensando alle loro bambine che avevano dovuto abortire per la politica del figlio unico e della mentalità cinese che predilige i figli maschi. Chissà per quale motivo di questi femminicidi certe femministe non parlano mai.

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