Storia del Sinedrio che condannò Gesù

26 marzo 2016 19:24 3 comments

Di Antonio Gaspari

25 marzo 2016

it.zenit.org

Chi furono i membri del Sinedrio che giudicarono e condannarono a morte Gesù? Quale fu la colpa per cui un uomo mite e buono come il Nazareno venne condannato a morte? Il processo fu equo? Furono fatte violazioni alla legge? Perché Gesù non oppose resistenza? Quale era il disegno divino e quali le reazioni umane?

Sono tanti coloro che hanno cercato di rispondere a tali quesiti. Tra questi i gemelli Agostino e Giuseppe Lèmann, ebrei francesi nati nel 1836. Per anni i fratelli Lèmann, scrissero opere di storia e di teologia destinate a chiarire i rapporti tra ebrei e cattolici. Convertiti al cattolicesimo divennero sacerdoti e nel 1877 pubblicarono il libro “L’assemblea che condannò il Messia. Storia del Sinedrio che decretò la pena di morte di Gesù”, ripubblicato nel 2006 dalla Libreria Editrice Fiorentina.

Un libro ben documentato con citazioni delle varie fonti ebraiche, uno studio accurato che indaga con cura e ricostruisce nei dettagli le persone che facevano parte del Sinedrio. Un’analisi precisa delle leggi e della giurisprudenza che regolavano il mondo ebraico del tempo, e una cronaca con approfondimenti degli atti giudiziari del processo intentato contro Gesù con conseguente condanna a morte.

Il libro dei fratelli Lèmann fu accolto con grande gratitudine da parte di Pio IX, il quale scrisse: “Quel che ci ha ulteriormente rallegrato è l’oggetto in se stesso del vostro saggio, che, dopo averlo letto, ci è parso utile per gli stessi cattolici, poiché si ripropone di illuminare a giorno una parte della storia evangelica”.

Secondo i Lèmann, nel corso dell’improvvisato processo a Gesù furono commesse per lo meno 27 irregolarità contro la legislazione penale e processuale del popolo ebraico. Il libro le pone tutte in evidenza, studiando le ragioni del comportamento di quel sinedrio. Tra le violazioni alla legge ebraica: il divieto di giudicare nelle ore notturne, il divieto di giudicare alcuno alla vigilia del sabato, né la vigilia di un giorno di festa. La grave irregolarità in cui l’accusatore non può essere anche giudice.

Inauditi, poi, i maltrattamenti di Gesù da parte del presidente del sinedrio e dei giudici. Per non parlare dell’utilizzo di testimoni in contraddizione tra loro, a cui non viene chiesto di prestare giuramento e di cui non vengono esaminati con cura qualità e credibilità.

Nel volume si segnalano poi le accuse e la sentenza previa, prima ancora di aver concluso il processo; la violazione reiterata dell’iter processuale con la condanna a morte proclamata prima ancora del voto; la sentenza di morte avvenuta lo stesso giorno in cui il processo aveva avuto inizio, mentre, stando alla Legge, essa doveva essere differita all’indomani.

I due scribi segretari non hanno raccolto i voti, e addirittura i giudici non hanno votato, scrivono i Lèmann. E definiscono come irregolare la decisione di condannare a morte Gesù perché è stata emessa nella casa di Caifa, cioè in un locale proibito. Secondo i due autori il sinedrio era composto da persone più attente ai loro interessi di potere piuttosto che ad amministrare la giustizia.

“Privi di pietà, di dirittura e di valore morale: perfino gli storici della nostra stessa nazione li hanno bollati” si legge nel testo. “Nei loro atti giudiziari, abbiamo constatato un numero impressionante di enormità, ben 27 irregolarità, delle quali sarebbe bastata una sola per rendere invalido il giudizio! Quelle irregolarità le abbiamo individuate confrontando l’operato del sinedrio con il diritto penale ebraico allora in vigore; e qualora lo commisurassimo con il più raffinato diritto dei popoli moderni, ne scopriremmo chissà quante di più”.

A parere dei Lèmann, il Nazareno aveva smascherato la finta pietà e la pubblica considerazione di cui godevano i farisei. Dichiarando beati i poveri di spirito e gli umili, elevando a suoi discepoli pescatori ignoranti reclutati dalle più oscure tribù, aveva oltraggiato scribi e i dottori.

Invitando tutti a spogliarsi dei propri beni per condividerli con gli altri, sfidò i sadducei che amavano le genealogie, le stoffe sontuose, le coppe d’oro i banchetti succulenti. Fu così che con poche eccezioni tra cui Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, il sinedrio condannò a morte Gesù. Ed è così che doveva compiersi la storia della salvezza.

Il libro porta la prefazione del padre domenicano Raimondo Marco Sorgia, che, riflettendo sul dialogo tra ebrei e cristiani, scrive: “L’opera di Lémann può in sostanza essere una tessera nel dialogo tra cristiani e Ebrei. Unica la finalità, né semplice né secondaria, quanto auspicabilissima. Un ausilio per avviare il fratello ebreo alla rappacificazione con il Cristo, e di conseguenza, coi cristiani”.

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