Immigrazione, guerre, obiezione: Papa a 360°

19 maggio 2016 07:05 42 comments

Di Lorenzo Bertocchi

17 maggio 2016

lanuovabq.it

Mentre in Italia il Papa interveniva all’assemblea generale della CEI, al di là delle Alpi il quotidiano cattolico francese La Croix ha pubblicato ieri pomeriggio una lunga intervista esclusiva che lo stesso Francesco ha concesso al direttore Guillaume Goubert e al vaticanista Sébastien Maillard.

Di seguito i passaggi più rilevanti.

LE RADICI DELL’EUROPA

«Dobbiamo parlare di radici al plurale perché ve ne sono tante. In questo senso quando sento parlare di radici cristiane dell’Europa, a volte temo il tono, che può essere trionfalista o vendicativo. Questo allora diventa colonialismo. Giovanni Paolo II ne parlava con tono tranquillo. L’Europa sì, ha delle radici cristiane. (…) Il dovere del cristianesimo per l’Europa è il servizio».

ACCOGLIENZA DEI MIGRANTI

Alla domanda se l’Europa può accogliere così tanti migranti, il Papa ha risposto che questa «è una domanda giusta e responsabile, perché non si possono aprire le porte in modo irrazionale. Ma la questione di fondo da porsi è perché ci sono tanti migranti oggi. Il problema iniziale sono le guerre in Medio Oriente e in Africa e il sottosviluppo del continente africano che provoca la fame. Se ci sono delle guerre è perché ci sono dei fabbricanti di armi – che possono essere giustificati per propositi difensivi – e soprattutto trafficanti di armi. Se c’è così tanta disoccupazione, è per mancanza di investimenti capaci di portare il lavoro di cui l’Africa ha così tanto bisogno».

INTEGRARE E NON GHETTIZZARE

«L’accoglienza peggiore [per i migranti] è ghettizzarli, invece, di integrarli. A Bruxelles i terroristi erano belgi, figli di migranti, ma venivano da un ghetto. A Londra il nuovo sindaco (Sadiq Khan, musulmano, figlio di pachistani NdA) ha prestato giuramento in una cattedrale e sarà senza dubbio ricevuto dalla regina. Questo dimostra per l’Europa l’importanza di ritrovare la sua capacità di integrare. Penso a Gregorio Magno che ha negoziato con quelli che venivano chiamati barbari, che si sono di seguito integrati».

INTEGRAZIONE E DENATALITÀ

«Questa integrazione è ancora più necessaria oggi che l’Europa sta vivendo un grave problema di denatalità, a causa di una ricerca egoistica del benessere. Un vuoto demografico si sviluppa. In Francia, invece, grazie a politiche per la famiglia, questa tendenza è mitigata».

L’ISLAM

«Non credo che vi sia oggi una paura dell’islam in quanto tale, ma dell’Isis e della sua guerra di conquista che è in parte tratta dall’islam. È vero che l’idea della conquista appartiene allo spirito dell’islam. Ma si potrebbe interpretare secondo la stessa idea di conquista la fine del Vangelo di Matteo, quando Gesù invia i suoi discepoli a tutte le nazioni. Di fronte al terrorismo islamico, sarebbe meglio interrogarci sul modo in cui un modello troppo occidentale di democrazia è stato esportato in paesi come l’Iraq, dove un governo forte esisteva in precedenza. Oppure, in Libia, dove esiste una struttura tribale. Non possiamo andare avanti senza prendere in considerazione queste culture. (…)

Nel merito, la convivenza tra cristiani e musulmani è possibile. Io vengo da un paese in cui vivono insieme in buona familiarità. I musulmani venerano la Vergine Maria e San Giorgio. In un paese africano, mi è stato segnalato che per il Giubileo della misericordia, i musulmani fanno una lunga coda nella Cattedrale per passare la porta santa e pregare la Vergine Maria. Nella Repubblica Centrafricana, prima della guerra, cristiani e musulmani vivevano insieme e devono impararlo di nuovo oggi. Anche il Libano mostra che è possibile».

IL MERCATO COMPLETAMENTE LIBERO NON FUNZIONA

Secondo il Papa occorre porsi il problema di «un sistema economico mondiale caduto nell’idolatria del denaro. Più dell’80% della ricchezza dell’umanità è nelle mani del 16% della popolazione. Un mercato completamente libero non funziona. I mercati in sé sono un bene ma richiedono una parte terza o uno stato che li monitori e li bilanci. In altre parole ciò che serve è un’economia sociale di mercato».

LO STATO LAICO E LA LIBERTÀ RELIGIOSA

«Uno Stato deve essere laico. Gli stati confessionali finiscono male. Sono contro la storia. Io credo che una versione della laicità, accompagnata da una solida legge che garantisca la libertà di religione, offra un quadro di riferimento per andare avanti. Siamo tutti figli e figlie di Dio, con la nostra personale dignità. Ognuno deve avere la libertà di esprimere la propria fede. Se una donna musulmana vuole indossare il velo, deve poterlo fare. Allo stesso modo, se un cattolico vuole indossare una croce. Le persone devono essere libere di professare la loro fede nel cuore delle loro proprie culture e non ai loro margini. La modesta critica che io vorrei rivolgere alla Francia riguarda il fatto che esagera con la laicità. Questo porta a considerare le religioni come sotto-culture, piuttosto che culture a pieno titolo con i loro diritti. Temo che questo approccio, un comprensibile patrimonio dei Lumi, continui ad esistere. La Francia ha bisogno di fare un passo avanti su questo tema al fine di accettare il fatto che l’apertura alla trascendenza è un diritto per tutti».

I CATTOLICI, LE LEGGI E L’OBIEZIONE DI COSCIENZA

«Spetta la parlamento discutere, argomentare, spiegare, dare le ragioni. È così che una società cresce. Tuttavia, una volta che una legge è stata approvata, lo Stato deve anche rispettare le coscienze. Il diritto all’obiezione di coscienza deve essere riconosciuto all’interno di ogni struttura giuridica, perché è un diritto umano. Anche per un funzionario pubblico, che è una persona umana. Lo Stato deve anche prendere in considerazione le critiche. Questa sarebbe una vera e propria forma di laicità. Non si possono accantonare gli argomenti proposti dai cattolici dicendo semplicemente che “parlano come un prete”. No, essi si fondano su quel tipo di pensiero cristiano che la Francia ha così notevolmente sviluppato».

IL CLERICALISMO

«È lo Spirito Santo il protagonista di ciò che fa la Chiesa, il suo motore. Troppi cristiani lo ignorano. Un pericolo per la Chiesa è il clericalismo. È un peccato che si commette in due, come il tango! I preti vogliono clericalizzare i laici, e i laici domandano di essere clericalizzati con facilità. A Buoenos Aires ho conosciuto numerosi buoni preti che, visto un laico capace, hanno subito esclamato: “Facciamone un diacono!” e “No, bisogna lasciarlo laico”».

LA FRATERNITÀ S.PIO X

«A Buenos Aires ho sempre parlato con loro. Mi hanno salutato, mi hanno chiesto una benedizione in ginocchio. Si fanno chiamare cattolici. Amano la Chiesa. Fellay è un uomo con cui si può parlare. Questo non è il caso di alcuni altri un po’ strani, come il vescovo Williamson, e altri che si sono radicalizzati. Penso che, come avevo detto in Argentina, questi sono cattolici in cammino verso la piena comunione. Nel corso di questo anno di misericordia, ho sentito che dovevo permettere ai loro confessori di perdonare il peccato di aborto. Mi hanno ringraziato per questo gesto. (…)». A proposito di una riconciliazione e della concessione di una prelatura personale alla Fraternità il Papa ha detto che «sarebbe una soluzione possibile, ma prima ci deve essere un accordo fondamentale con loro. Il Concilio Vaticano II ha il suo valore. Avanziamo lentamente, pazientemente».

IL SINODO SULLA FAMIGLIA E LA SINODALITÀ

«Nell’esortazione post-sinodale (Amoris laetitia, ndr), ho cercato di rispettare al massimo il Sinodo. Non troverete i dettagli canonici su ciò che si può o non si deve fare. Si tratta di una riflessione serena, tranquilla, sulla bellezza dell’amore, come educare i bambini, come prepararsi per il matrimonio …

Al di là di questo processo, noi dobbiamo pensare alla vera sinodalità, almeno a quello che significa la vera sinodalità cattolica. I Vescovi sono cum Pietro, sub Pietro. Questo è diverso dalla sinodalità ortodossa e da quella delle Chiese greco-cattoliche, in cui il patriarca conta solo per un voto. Il Concilio Vaticano II dà un ideale di sinodalità e di comunione episcopale. Eppure dobbiamo farlo crescere, compreso il livello parrocchiale. Ci sono parrocchie che non sono dotate né di un consiglio pastorale o di un Consiglio degli affari economici, mentre il Codice di Diritto Canonico li obbliga. La sinodalità è giocata anche lì».

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