Dai “transgender” ai “transspecies”: la comunità degli uomini-cane

5 giugno 2016 07:40 6 comments

Di Rodolfo de Mattei

2 giugno 2016

osservatoriogender.famigliadomani.it

Mercoledì 25 maggio è andato in onda su Channel 4, canale televisivo del Regno Unito, un documentario intitolato “Secret Life of the Human Pups” i cui protagonisti sono i membri di una comunità molto particolare sorta negli ultimi anni in un certo ambiente della sottocultura britannica. “La Vita segreta dei cuccioli umani”, come riporta il quotidiano The Guardian, ha raccontato infatti la storia della comunità degli “uomini-cane”, un movimento, che oggi conta ben 10mila persone, sorto inizialmente all’interno dell’ambiente del sadomasochismo omosessuale e diffusosi rapidamente negli ultimi quindici anni attraverso la facilità di comunicazione resa possibile dall’avvento di internet.

I membri di questa, a dir poco bizzarra e folle, comunità tendono ad essere di sesso maschile e omosessuali, amano vestirsi con costumi integrali di pelle che li facciano prendere le sembianze di cani, godono nell’assumere comportamenti e atteggiamenti “animaleschi”, come farsi accarezzare a pancia in su, afferrare i giocattoli con la bocca, mangiare a quatto zampe nelle scodelle e hanno spesso una relazione sessuale con i loro “padroni” umani.

Nel documentario si vede Tom, aka “Spot”, uno degli uomini-cane intervistati, affermare che per lui scegliere di trasformarsi in un animale significa semplicemente tornare a uno stadio primordiale e più libero: “Non devi preoccuparti dei soldi, del cibo o del lavoro. Ti godi semplicemente la compagnia di una persona“, ovvero la compagnia del proprio padrone. In un’altra scena del filmato si vedono due cuccioli (umani) attraversare Londra fingendo di fare pipì su pali della luce per aumentare la consapevolezza della propria identità ed altri uomini-cane “zompettare”, abbaiando e scodinzolando le loro code meccaniche.

Più avanti l’uomo-cane Tom precisa come la scoperta di questo “gioco da cucciolo” sia avvenuta in maniera graduale. Sapeva che gli piaceva dormire con un collare al collo e provava un sentimento feticista per l’abbigliamento aderente in gomma di Lycra, ma è stato l’acquisto su E-bay di un costume da cane dalmata ad aprirgli le porte di questo nuovo inesplorato mondo. L’episodio chiave è avvenuto in un locale sadomaso – racconta Tom – quando vestito con il suo costume da dalmata venne avvicinato da un uomo che gli sussurrò: “Oh, bene, quindi tu sei un cucciolo”. Una dichiarazione che si è rivelata per lui “illuminante” e che lo ha portato in breve tempo a rompere i rapporti con la sua ex fidanzata Rachele e ad instaurare una relazione gay con Colin, il suo nuovo padrone.

Questa “è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso” – spiega Tom – “poi ho avuto un momento di panico, perché un cucciolo senza un collare è un randagio; non ha nessuno che si prenda cura di lui. Così ho iniziato a chiacchierare on-line con Colin che si è offerto di prendersi cura di me. È una cosa triste da dire, ma non c’è amore dentro di me per Colin, ma quello che ho ottenuto è qualcuno che è lì per me e sono felice di questo“.

Per David, uno scrittore che lavora nel mondo accademico, il “gioco da cucciolo” è una fuga dal mondo reale, rappresentando per lui una sorta di “seconda vita”, lontano dalla monotonia e dalla normalità di tutti i giorni: “È così totalmente non verbale (…) È pre-razionale, pre-cosciente. Si tratta di uno spazio emotivo istintivo. Ma all’interno di ogni cucciolo c’è una persona. Questo fa parte della mia identità, ma è solo una parte. Ma poi c’è altro nella mia vita: sono anche vegetariano, suono il pianoforte, coltivo pomodori… Posso stare anche mesi senza giocare a fare il cane”.

David spiega come l’attrazione e i rapporti tra gli uomini-cane ed i loro padroni rispecchino esattamente quelle che esistono nella realtà tra i cani e i loro padroni. Uomini-cane e padroni sono tra loro dei “fedeli compagni” e ogni uomo-cane è geloso e protettivo nei confronti del suo amato padrone:

“Alcuni cuccioli sono soli, ovviamente, ma per me l’identità cucciolo si concentra sul legame tra me e Sidney, il mio padrone. Sono stato al suo collare per 10 anni. Se qualcuno gli si avvicina ringhio come un piccolo bull terrier”.

Nonostante la pratica degli uomini-cane sia solitamente connotata sessualmente e relativa agli ambienti gay, una delle persone intervistate cerca di prendere le distanze da tale rappresentazione, sottolineando come al suo “branco”, composto da ben nove cani, piaccia semplicemente giocare e stare insieme al proprio padrone:

“La gente arriva automaticamente alla conclusione che si tratti di costumi che indossiamo per avere rapporti sessuali. Mi sono state rivolte domande terrificanti, come se mi piacesse fare sesso con i cani. Ma naturalmente non ha niente a vedere con tutto questo, e non è sempre qualcosa di sessuale. I membri del mio branco passano un sacco di tempo insieme a casa, semplicemente facendo i cani. Siamo nove, e il mio compagno è il nostro padrone. C’è un grande senso di famiglia e di appartenenza; siamo lì per prenderci cura l’uno dell’altro”.

In conclusione, Tom invita gli spettatori ad accettare e comprendere la loro identità come è stato già fatto con tanti altri modelli fuori dalla “norma” a cominciare dalla comunità LGBT:

“Ci si sente come può sentirsi un gay, un etero, un bisex, un trans ed essere accettati. (…) Tutto quello che voglio è che la comunità dei cuccioli sia accettata nella stessa maniera. Non stiamo cercando di causare dolore al pubblico, o di causare dolore ai rapporti. Siamo proprio come qualsiasi altra persona sulla strada”.

Il movimento degli “uomini-cane” rappresenta l’approdo logico e coerente del processo di abbattimento di ogni tipo di barriera in nome dell’illimitata libertà dell’individuo. Esso costituisce solamente, per cosi dire, un azzardato ed inedito “salto di specie”. Se infatti la comunità LGBTQ teorizza e rivendica la transizione di genere attraverso il passaggio dal genere maschile al genere femminile, negando l’esistenza di una natura umana, la comunità degli uomini-cane teorizza e rivendica la transizione di specie, con il passaggio dall’uomo all’animale, negando, in una visione antispecista, l’esistenza di una specie umana distinta da quella animale.

Entrambe le comunità fondano il loro pensiero sulla negazione dell’esistenza di una specifica natura umana e sulla promozione di un nuovo rivoluzionario paradigma antropologico contro l’uomo stesso. Entrambe, in una visione evoluzionista, antigerarchica e ugualitaria, celebrano la devianza in ogni sua forma e proclamano la “liberazione dell’uomo”, intesa come l’abolizione di ogni norma e limite sociale, dissolvendo la sessualità e la specie per tornare utopisticamente allo stato di caos originario. La prossima frontiera dei diritti umani sarà la “normalizzazione” sociale degli uomini-cane?

 

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