«Il momento di tenderci la mano»

15 giugno 2016 12:12 0 comments

Di Andrea Lonardo

13 giugno 2016

gliscritti.it

N.B. L’articolo che segue è uno di quei testi che esce di getto, dinanzi alla provocazione della vita. Sarebbe forse stato più prudente un tempo di attesa. Ma l’urgenza degli avvenimenti non ammette ritardi. Si crescerà strada facendo.

Charlie Hebdo: satira e giornalismo. Bataclan: musica rock e serate al bistrot. Pulse di Orlando: LGBT e discoteca. Attentato dopo attentato, i “laici” – non mi sembra il caso ora di fare ulteriori esplicazioni scientifiche sull’utilizzo in questa nota dei termini “laico” e “cattolico” – si stanno rendendo conto con dolore sincero che l’islamismo non vuole distruggere solo la presenza sciita o curda o yazida o cristiana (oltre che, da sempre, quella ebraica), ma è un disegno di male senza confini. E dinanzi al male non basta essere gentili, serve una proposta chiara e forte, serve una passione, serve vincere la paura e tornare ad essere fieri della propria storia.

Ci si rende sempre più conto che è il momento di abbandonare le sterili visioni materialiste che risolvono tutto con il presunto capro espiatorio: “la colpa è dell’occidente”, “la colpa è del petrolio”, “la colpa consiste nel fatto che non abbiamo rispettato la cultura dei paesi poveri”, “la colpa è degli USA che ingaggiano guerra in quei luoghi”, “la colpa è della mancata integrazione nelle banlieue”, “la colpa è del commercio delle armi”, ecc. ecc. Non è a motivo del petrolio o delle armi che avviene ciò che è avvenuto al Bataclan o al Pulse di Orlando.

D’altro canto è sempre più evidente che gli islamisti non vivono solo nei presunti “paesi poveri”, ma altrettanto nei paesi benestanti e sono ben supportati dai nuovi paesi ricchi, i paesi emergenti, ben più ricchi dell’Europa che lentamente declina anche economicamente (si pensi solo, tanto per fare un nome, all’Arabia Saudita che esporta moschee e predicatori, senza voler aiutare i profughi). Divengono islamisti nel nord Europa o negli States anche persone che gli stati non hanno mancato di aiutare e cercato di inserire.

Credo sia il momento di cessare le sterili ostilità fra “cattolici” e “laici” per riconoscere che le nostre radici sono insieme cristiane e laiche, cattoliche e illuministe, che le nostre nazioni sono fondate insieme sulla carità del Cristo e sui diritti umani: è il momento di tenderci la mano.

Certo queste duplici radici sono state talvolta, ma meno di quello che si pensi, in conflitto, ma lo sono state proprio perché sorelle. Non ci sarebbe stata la libertà moderna senza il cristianesimo ed il cristianesimo sarebbe diverso senza la modernità.

Possiamo esprimere insieme la riconoscenza che abbiamo verso il cristianesimo e verso la modernità anche per amore dei musulmani che hanno diritto di conoscere la nostra storia straordinaria.

Possiamo e dobbiamo riscoprire che non tutti i fondamentalismi sono uguali, ma che alcuni sono peggiori degli altri. E lo possiamo e dobbiamo riscoprire proprio per amore dei musulmani, oltre che per amore nostro.

È il momento di tornare ad essere orgogliosi della nostra storia comune, insieme cristiana e laica, insieme cattolica ed illuminista, insieme mistica e scientifica, insieme carica di senso morale e di libertà, perché chiunque ci incontri possa scoprire questa storia così preziosa di cui hanno bisogno i fondamentalisti ed ancor più i tanti musulmani – e non musulmani – che sono in crisi, sgomenti, non sapendo che parte scegliere.

Si tratta certo di rinunciare ad un braccio di ferro continuo fra “laici” e “cattolici”, si tratta di smussare richieste eccessive da entrambe le parti per una stima dell’altro “laico” o “cattolico” che stiamo scoprendo essere parte di noi stessi. Si tratta ancor più di cessare di compiere sempre quel gioco al massacro da parte laica di deprezzare il cristianesimo, pareggiando tale apporto a quello di qualsiasi altro contributo, o peggio ancora ritenendolo origine del male, e da parte cristiana di deprezzare la modernità, svalutandone la novità e l’apporto straordinario.

Stiamo scoprendo che siamo ciò che siamo per una misteriosa ma reale alleanza di cristianesimo e modernità. Stiamo riscoprendo che non è vero che tutte le religioni sono uguali, come sciocchi maestri hanno insegnato da troppo tempo. Stiamo scoprendo che non tutti i fondamentalismi sono uguali, affermazione implicita nella precedente.

Stiamo riscoprendo che non si può vivere senza proclamare la propria identità, perché la nostra identità non è contro qualcuno, ma è espressione di amore alla nostra storia, consapevoli che questo amore ha qualcosa da dire ai musulmani che cercano insieme Iddio e la libertà, la grandezza della fede e il rispetto della dignità e della libertà umane.

Stiamo riscoprendo che la storia cristiana e laica dell’Europa non è così vile e violenta come noi stessi la presentiamo, odiando noi stessi: anzi essa è una storia nobile e bella. E la nobiltà e la bellezza appaiono pure nel riconoscimento delle cadute, quel riconoscimento dei propri errori che è così difficile in tante culture.

Possiamo e dobbiamo abbandonare una visione solo materialistica della storia, talmente povera di contenuti da far credere alle giovani generazioni che l’unica molla di crescita o di decrescita, di bontà o di cattiveria, sia il dio denaro. Dobbiamo abbandonare questa visione che infaustamente riempie di sé ogni pagina dei nostri manuali di storia, dei nostri libri di storia dell’arte, dei nostri testi di letteratura e di poesia, quasi che non ci sia altro che lo sfondo sociale ed economico dietro al vita di un uomo.

Non smetto di meditare la testimonianza di Malala che continua a ricordarci che la prima cosa su cui puntare è l’educazione della mente e del cuore. Un cuore nuovo è capace di produrre sviluppo e ricchezza, mentre lo sviluppo economico e la ricchezza non sono capaci di produrre un cuore nuovo.

Dopo le stragi dei cristiani in Siria ed in Iraq, dopo gli attentati di Charlie Hebdo, del Bataclan e del Pulse, possiamo proporci insieme come fratelli per essere un segno “laici” e “cristiani” dinanzi al mondo in questo momento così grave di crisi?

Possiamo smettere di accontentarci di uno sterile Not in my name, per puntare invece su di una nuova proposta delle radici insieme cristiane e laiche delle nostre società perché chi si avvicina a noi possa misurarsi con qualcosa di bello e di grande?

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