Quella porta aperta sulla tentazione

6 marzo 2017 08:07 26 comments

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redazione

Di Giancarlo Maria Bregantini

5 marzo 2017

L’Adige

È necessario, a volte, nella vita lasciare aperta al dubbio almeno una sola finestrella, senza barricarci definitivamente in certezze incondizionate e troppo sicure. Ritengo, infatti, che non è sempre salutare il sottrarci a tutti i dubbi. Un dubbio ci risana e ci permette di chiederci, con umiltà, “Ma è giusto quello che sto facendo?”.

Io spero che in tutti ci siano quei dubbi che ci mantengano svegli, mai assopiti in quel che ormai ci convince e talvolta, addirittura, più ci spinge ad imporlo all’altro come legge totalizzante.

Sembra difficile da accettare, perché conosciamo bene anche l’altro aspetto del dubbio e cioè quello che talvolta esso può anche bloccare e diventare diffidenza. Resta comunque una finestre, aperta, che ci avvisa di prendere atto magari di qualcosa che prima avevamo trascurato o dato per scontato. C’è sempre un perché da scoprire, da portare alla luce in ciò che intimamente ci inquieta. E spero che questo, oggi, stia divampando come un fuoco indispensabile in mezzo alle tante problematiche che ci preoccupano e ci impongono domande di senso.

È questa anche la riflessione, in chiave laica del brano inquietante delle tentazioni per Gesù, che ci vengono riproposte in questa domenica, prima di quaresima.

Già la descrizione introduttiva, dove il tentatore si avvicina a Gesù, ci dice che chi ci tenta è sempre il male, mai Dio!

La prima tentazione che Gesù subisce è quella del pane.

Il tentatore lo sfida inizialmente dicendogli di trasformare le pietre in pane. Siamo di fronte al fatto che l’uomo è sempre tormentato dai suoi bisogni. Ma Gesù ci educa a questo primo punto: siamo noi che dobbiamo dominare i nostri bisogni, non possiamo cioè farci travolgere e gestire dai bisogni stessi, dalle nostre paure o ansie. Il riferimento a Dio e alla sua Parola è poi la strada per non chiuderci nell’egoismo e nell’ingratitudine. Se riconosciamo che ogni cosa è dono gratuito, avremo sicuramente il cuore allargato per accogliere anche i bisogni dell’altro. Non resteremo attaccati alla pretesa di soddisfare soli i nostri. Rivendicando autonomie o precedenze.

Sono pagine che raccolgono molto bene anche le problematiche di questi giorni, nello scenario sociale e mediatico. Abbiamo, infatti, seguito indirettamente molti commenti e pareri discordanti attorno alla questione “eutanasia”. Un problema aperto su tutti i fronti. Da quelli morali a quelli culturali. Perché è importante tornare alla radice del problema. Salendo per il triplice interrogativo, il più grande, che ci supera tutti: Per chi vivo? Perché Vivo? Per chi soffro? L’uno è concatenato all’altro. Dove manca una di queste risposte, lì sorgono i problemi e le onde dell’angoscia si annidano fino a soffocarci. Oh! Se ci fosse stata madre Teresa, attorno a quel letto!?!

La seconda tentazione riguarda le relazioni con Dio. Il tentatore spinge Gesù a usare i suoi angeli per dimostrare al mondo che lui è il Re e lo persuade a buttarsi giù cosicché i suoi angeli intervengano a non farlo precipitare. Sarà così un vero Re, grande e potente. Capace anche di sconvolgere le leggi naturali, come in certo senso si è fatto con la sentenza del Tribunale di Trento, a proposito della famiglia con due padri e non con una mamma! Pensiamo così di essere noi i legislatori del bene e del male! Ma Gesù lo liquida confermando che lui è venuto per servire. Quella che Gesù vuole instaurare con il mondo non è affatto una relazione di potere o superiorità, ma di condivisione, di amicizia, di alleanza rinnovata.

La terza è poi quella dove il tentatore porta Gesù su un monte altissimo e gli mostra tutti i regni del mondo e gli chiede di gettarsi ai suoi piedi ad adorarlo come un dio. E Gesù lo scaccia proclamando che l’unica sete lecita è quella dell’unico e vero Dio. In questa tentazione c’è nascosta l’insidia che richiede più combattimento, perché mette alla prova la nostra fede. La qualità della nostra fede. La sua forza e la sua debolezza. Quando non c’è più da sperare cosa facciamo? Stacchiamo la spina o scegliamo di camminare, nonostante è buio, con le braccia aperte verso quel Dio che, anche se non vediamo, mai però verrà meno alle sue promesse? Ci aggrappiamo alla vita o ci abbandoniamo alla morte? In tutto questo io sento cocente la parola di san Giovanni Crisostomo: “Non sono già le navi vuote di merci, che temono i corsari, ma quelle che navigano con carichi di oro, di argento, di gemme; così pure il diavolo assalta piuttosto il giusto che il peccatore, perché in quello vi sono ingenti ricchezze di virtù e di meriti”.

In fondo, in esse vi leggo le tre tentazioni vinte da Gesù nel deserto. Proprio in questa domenica, che è la prima della quaresima, non a caso c’è questa pagina di Vangelo straordinaria: “Le tentazioni di Gesù nel deserto”.

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Quella porta aperta sulla tentazione
Di Giancarlo Maria Bregantini
5 marzo 2017
L’Adige
È necessario, a volte, nella vita lasciare aperta al dubbio almeno una sola finestrella, senza barricarci definitivamente in certezze incondizionate e troppo sicure. Ritengo, infatti, che non è sempre salutare il sottrarci a tutti i dubbi. Un dubbio ci risana e ci permette di chiederci, con umiltà, “Ma è giusto quello che sto facendo?”.
Io spero che in tutti ci siano quei dubbi che ci mantengano svegli, mai assopiti in quel che ormai ci convince e talvolta, addirittura, più ci spinge ad imporlo all’altro come legge totalizzante.
Sembra difficile da accettare, perché conosciamo bene anche l’altro aspetto del dubbio e cioè quello che talvolta esso può anche bloccare e diventare diffidenza. Resta comunque una finestre, aperta, che ci avvisa di prendere atto magari di qualcosa che prima avevamo trascurato o dato per scontato. C’è sempre un perché da scoprire, da portare alla luce in ciò che intimamente ci inquieta. E spero che questo, oggi, stia divampando come un fuoco indispensabile in mezzo alle tante problematiche che ci preoccupano e ci impongono domande di senso.
È questa anche la riflessione, in chiave laica del brano inquietante delle tentazioni per Gesù, che ci vengono riproposte in questa domenica, prima di quaresima.
Già la descrizione introduttiva, dove il tentatore si avvicina a Gesù, ci dice che chi ci tenta è sempre il male, mai Dio!
La prima tentazione che Gesù subisce è quella del pane.
Il tentatore lo sfida inizialmente dicendogli di trasformare le pietre in pane. Siamo di fronte al fatto che l’uomo è sempre tormentato dai suoi bisogni. Ma Gesù ci educa a questo primo punto: siamo noi che dobbiamo dominare i nostri bisogni, non possiamo cioè farci travolgere e gestire dai bisogni stessi, dalle nostre paure o ansie. Il riferimento a Dio e alla sua Parola è poi la strada per non chiuderci nell’egoismo e nell’ingratitudine. Se riconosciamo che ogni cosa è dono gratuito, avremo sicuramente il cuore allargato per accogliere anche i bisogni dell’altro. Non resteremo attaccati alla pretesa di soddisfare soli i nostri. Rivendicando autonomie o precedenze.
Sono pagine che raccolgono molto bene anche le problematiche di questi giorni, nello scenario sociale e mediatico. Abbiamo, infatti, seguito indirettamente molti commenti e pareri discordanti attorno alla questione “eutanasia”. Un problema aperto su tutti i fronti. Da quelli morali a quelli culturali. Perché è importante tornare alla radice del problema. Salendo per il triplice interrogativo, il più grande, che ci supera tutti: Per chi vivo? Perché Vivo? Per chi soffro? L’uno è concatenato all’altro. Dove manca una di queste risposte, lì sorgono i problemi e le onde dell’angoscia si annidano fino a soffocarci. Oh! Se ci fosse stata madre Teresa, attorno a quel letto!?!
La seconda tentazione riguarda le relazioni con Dio. Il tentatore spinge Gesù a usare i suoi angeli per dimostrare al mondo che lui è il Re e lo persuade a buttarsi giù cosicché i suoi angeli intervengano a non farlo precipitare. Sarà così un vero Re, grande e potente. Capace anche di sconvolgere le leggi naturali, come in certo senso si è fatto con la sentenza del Tribunale di Trento, a proposito della famiglia con due padri e non con una mamma! Pensiamo così di essere noi i legislatori del bene e del male! Ma Gesù lo liquida confermando che lui è venuto per servire. Quella che Gesù vuole instaurare con il mondo non è affatto una relazione di potere o superiorità, ma di condivisione, di amicizia, di alleanza rinnovata.
La terza è poi quella dove il tentatore porta Gesù su un monte altissimo e gli mostra tutti i regni del mondo e gli chiede di gettarsi ai suoi piedi ad adorarlo come un dio. E Gesù lo scaccia proclamando che l’unica sete lecita è quella dell’unico e vero Dio. In questa tentazione c’è nascosta l’insidia che richiede più combattimento, perché mette alla prova la nostra fede. La qualità della nostra fede. La sua forza e la sua debolezza. Quando non c’è più da sperare cosa facciamo? Stacchiamo la spina o scegliamo di camminare, nonostante è buio, con le braccia aperte verso quel Dio che, anche se non vediamo, mai però verrà meno alle sue promesse? Ci aggrappiamo alla vita o ci abbandoniamo alla morte? In tutto questo io sento cocente la parola di san  Giovanni Crisostomo: “Non sono già le navi vuote di merci, che temono i corsari, ma quelle che navigano con carichi di oro, di argento, di gemme; così pure il diavolo assalta piuttosto il giusto che il peccatore, perché in quello vi sono ingenti ricchezze di virtù e di meriti”.
In fondo, in esse vi leggo le tre tentazioni vinte da Gesù nel deserto. Proprio in questa domenica, che è la prima della quaresima, non a caso c’è questa pagina di Vangelo straordinaria: “Le tentazioni di Gesù nel deserto”.

Quella porta aperta sulla tentazione

Di Giancarlo Maria Bregantini

5 marzo 2017

L’Adige

È necessario, a volte, nella vita lasciare aperta al dubbio almeno una sola finestrella, senza barricarci definitivamente in certezze incondizionate e troppo sicure. Ritengo, infatti, che non è sempre salutare il sottrarci a tutti i dubbi. Un dubbio ci risana e ci permette di chiederci, con umiltà, “Ma è giusto quello che sto facendo?”.

Io spero che in tutti ci siano quei dubbi che ci mantengano svegli, mai assopiti in quel che ormai ci convince e talvolta, addirittura, più ci spinge ad imporlo all’altro come legge totalizzante.

Sembra difficile da accettare, perché conosciamo bene anche l’altro aspetto del dubbio e cioè quello che talvolta esso può anche bloccare e diventare diffidenza. Resta comunque una finestre, aperta, che ci avvisa di prendere atto magari di qualcosa che prima avevamo trascurato o dato per scontato. C’è sempre un perché da scoprire, da portare alla luce in ciò che intimamente ci inquieta. E spero che questo, oggi, stia divampando come un fuoco indispensabile in mezzo alle tante problematiche che ci preoccupano e ci impongono domande di senso.

È questa anche la riflessione, in chiave laica del brano inquietante delle tentazioni per Gesù, che ci vengono riproposte in questa domenica, prima di quaresima.

Già la descrizione introduttiva, dove il tentatore si avvicina a Gesù, ci dice che chi ci tenta è sempre il male, mai Dio!

La prima tentazione che Gesù subisce è quella del pane.

Il tentatore lo sfida inizialmente dicendogli di trasformare le pietre in pane. Siamo di fronte al fatto che l’uomo è sempre tormentato dai suoi bisogni. Ma Gesù ci educa a questo primo punto: siamo noi che dobbiamo dominare i nostri bisogni, non possiamo cioè farci travolgere e gestire dai bisogni stessi, dalle nostre paure o ansie. Il riferimento a Dio e alla sua Parola è poi la strada per non chiuderci nell’egoismo e nell’ingratitudine. Se riconosciamo che ogni cosa è dono gratuito, avremo sicuramente il cuore allargato per accogliere anche i bisogni dell’altro. Non resteremo attaccati alla pretesa di soddisfare soli i nostri. Rivendicando autonomie o precedenze.

Sono pagine che raccolgono molto bene anche le problematiche di questi giorni, nello scenario sociale e mediatico. Abbiamo, infatti, seguito indirettamente molti commenti e pareri discordanti attorno alla questione “eutanasia”. Un problema aperto su tutti i fronti. Da quelli morali a quelli culturali. Perché è importante tornare alla radice del problema. Salendo per il triplice interrogativo, il più grande, che ci supera tutti: Per chi vivo? Perché Vivo? Per chi soffro? L’uno è concatenato all’altro. Dove manca una di queste risposte, lì sorgono i problemi e le onde dell’angoscia si annidano fino a soffocarci. Oh! Se ci fosse stata madre Teresa, attorno a quel letto!?!

La seconda tentazione riguarda le relazioni con Dio. Il tentatore spinge Gesù a usare i suoi angeli per dimostrare al mondo che lui è il Re e lo persuade a buttarsi giù cosicché i suoi angeli intervengano a non farlo precipitare. Sarà così un vero Re, grande e potente. Capace anche di sconvolgere le leggi naturali, come in certo senso si è fatto con la sentenza del Tribunale di Trento, a proposito della famiglia con due padri e non con una mamma! Pensiamo così di essere noi i legislatori del bene e del male! Ma Gesù lo liquida confermando che lui è venuto per servire. Quella che Gesù vuole instaurare con il mondo non è affatto una relazione di potere o superiorità, ma di condivisione, di amicizia, di alleanza rinnovata.

La terza è poi quella dove il tentatore porta Gesù su un monte altissimo e gli mostra tutti i regni del mondo e gli chiede di gettarsi ai suoi piedi ad adorarlo come un dio. E Gesù lo scaccia proclamando che l’unica sete lecita è quella dell’unico e vero Dio. In questa tentazione c’è nascosta l’insidia che richiede più combattimento, perché mette alla prova la nostra fede. La qualità della nostra fede. La sua forza e la sua debolezza. Quando non c’è più da sperare cosa facciamo? Stacchiamo la spina o scegliamo di camminare, nonostante è buio, con le braccia aperte verso quel Dio che, anche se non vediamo, mai però verrà meno alle sue promesse? Ci aggrappiamo alla vita o ci abbandoniamo alla morte? In tutto questo io sento cocente la parola di san Giovanni Crisostomo: “Non sono già le navi vuote di merci, che temono i corsari, ma quelle che navigano con carichi di oro, di argento, di gemme; così pure il diavolo assalta piuttosto il giusto che il peccatore, perché in quello vi sono ingenti ricchezze di virtù e di meriti”.

In fondo, in esse vi leggo le tre tentazioni vinte da Gesù nel deserto. Proprio in questa domenica, che è la prima della quaresima, non a caso c’è questa pagina di Vangelo straordinaria: “Le tentazioni di Gesù nel deserto”.

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